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Maradona – Sogno benedetto, recensione: l’emozionante biografia del mito del calcio

di Stefano Di Maria

Dopo il rilascio, il 26 novembre, dell’ultimo episodio di MARADONA – SOGNO BENEDETTO, tracciamo un bilancio di questa serie che si propone l’ambizioso obiettivo di raccontare il pubblico e il privato di Diego Armando Maradona, un mito della storia del calcio mondiale. Al termine dei dieci capitoli, il giudizio non può che essere complessivamente positivo, pur riconoscendo che lo show non sia privo di difetti né possa porsi propriamente ai livelli dei film di Emir Kusturica o Asif Kapadia.

La serie targata Amazon prende il via da Punta de l’Este, in Uruguay, dove Maradona fu ricoverato in una clinica dopo avere rischiato la morte per l’assunzione di droghe. Assistito giorno e notte, con a fianco i genitori e la moglie Claudia, se la caverà. Tuttavia, quando esce dal coma, torna a esibire i suoi peggiori difetti e quel mal di vivere che ha accompagnato i suoi successi. Lunghi flashback ci riportano alle tappe della sua crescita sportiva: da quando fu scoperto il suo talento a Villa Fiorito, in Argentina, a soli nove anni, a Napoli, ai mondiali del Messico. Il tutto accompagnato da filmati originali dell’epoca, che rendono ancora più realistica la vicenda immergendo lo spettatore nel clima che si respirava negli stadi e per le strade dove il campione veniva acclamato. Lo show indaga in parallelo la vita privata di Maradona, cercando di mostrarci com’era fuori dai campi di calcio e dalle conferenze stampa (nelle quali preoccupava spesso i club per le sue uscite discutibili). Un uomo attaccato alla famiglia e che amava profondamente i genitori; innamorato pazzo di Claudia, che gli è stata sempre a fianco tollerando i suoi tradimenti, era un libertino e capriccioso al punto da pretendere una Ferrari nera anziché rossa. Si dice che la sua carriera sia stata stroncata dalle cattive compagnie, che lo hanno avviato alla droga: aspetto raccontato dalle serie senza veli. In ogni caso, la scelta degli autori è stata di tratteggiare Maradona dando grande spazio ai sentimenti, riuscendo a commuovere ed emozionare.

A interpretare il fuoriclasse sono quattro attori: il piccolo Juan Cruz Romero, Nicolas Goldschmidt da ragazzo, Nazareno Casero e Juan Palomino da adulto. La serie si propone infatti come biografica, ma è più una pretesa che un traguardo. Seppure gli episodi durino un’ora e le riprese spazino dall’Argentina al Messico, dal Brasile all’Italia, approfondire tutti gli eventi della vita di Maradona era impresa ardua. Ci aspettavamo di più, fra l’altro, della parentesi napoletana, i cui episodi mettono in luce la grande passione che la città nutriva per il suo santo Maradona, ma resta tutto incompiuto, non si chiude il cerchio. Poco approfondito anche il contesto storico in cui si inseriscono i fatti raccontati, a cominciare dalla dittatura argentina. I filmati di repertorio, inoltre, per quanto coinvolgenti stonano con le ricostruzioni cui vengono affiancate, che inevitabilmente danno l’impressione di fittizio. A rendere la ricostruzione meno convincente sono gli interpreti di Maradona, ma solo a tratti: certo bravi e all’altezza del ruolo, finiscono loro malgrado con lo scimmiottarlo in diverse scene.

Malgrado i suoi difetti, MARADONA – SOGNO BENEDETTO è una serie che merita di essere vista: sia da chi non conosce il campione del mondo e vorrebbe approfondire la sua vita, sia da chi lo ha amato e vuole riprovare le emozioni vissute in quegli anni.


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