HomePrima PaginaLombardia, accuse sui test anti-Covid di Diasorin: il pm chiede l'archiviazione

Lombardia, accuse sui test anti-Covid di Diasorin: il pm chiede l’archiviazione

La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sul caso Diasorin, la multinazionale, con sede anche a Gerenzano, finita sotto indagine nel luglio del 2020 per una presunta turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e peculato per l’accordo sui test seriologici anti-Covid. In particolare, secondo l’ipotesi iniziale degli inquirenti, nell’aprile 2020 Aria spa (la centrale acquisti di Regione Lombardia) avrebbe affidato direttamente a Diasorin una fornitura, dal valore di 2 milioni di euro, di 500mila kit per test sierologici anti-Covid, senza gara, rendendo così possibile un vantaggio economico per la multinazionale.

I pm, Stefano Civardi e Francesca Celle, hanno chiesto di archiviare la posizione dell’unico indagato per turbativa, il professore Fausto Baldanti che, in quel periodo, era allo stesso tempo componente del Comitato Tecnico Scientifico istituito da Regione Lombardia per fare fronte alla pandemia e responsabile del laboratorio di virologia molecolare del Policlinico San Matteo di Pavia. Le indagini, come si legge nell’atto dei pm, si sono concentrate proprio sulle “anomalie” dell’affidamento diretto e della gara, anche per “l’ambiguo ruolo” di Baldanti nelle due vesti, dato che il San Matteo aveva anche “stretto una convenzione finalizzata alla validazione dei test Diasorin“.

La Procura è però giunta alla conclusione che “l’ordinativo diretto di test” a Diasorin da parte di Aria “assume un valore poco significativo” rispetto “al volume di acquisti in campo sanitario” per l’emergenza Covid. Inoltre “davanti alla prospettiva di salvare vite umane per fronteggiare l’emergenza, presto declinata in debacle, erano giuridicamente legittimi affidamenti diretti“. In più, quella “sponsorizzazione di Diasorin da parte del prof. Baldanti ha una connotazione non necessariamente penalmente rilevante“.

Il quadro indiziario – scrivono i pm – è mutato alla distanza di un anno dall’occorrenza dei fatti” e, con gli elementi raccolti, “non si possono dimostrare in giudizio né la fraudolenza nella costruzione artificiosa della gara, né il concreto pericolo di condizionamento della scelta del contraente, proprio perché lo svolgimento della reale procedura competitiva porta a ritenere l’inidoneità del bando a predeterminare il contraente“.

Per la Procura nemmeno “l’assenza della marcatura CE (ottenuta poi il 17 aprile 2020) non pare potesse essere intesa come un effettivo elemento ostativo all’acquisto” dei test Diasorin. Nell’atto dei pm vengono riportate anche alcune dichiarazioni del Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana che, il 7 aprile 2020, aveva spiegato che “entro due settimane dovremmo avere la certificazione CE dopodiché partiranno i test sulla popolazione“. In un “quadro di scarse certezze scientifiche – chiariscono i pm – di enorme pressione mediatica e di significativa urgenza nelle decisioni da adottare, le frasi pronunciate dal presidente della Regione Lombardia sono oggi intese come poco felici“. Tuttavia, “occorre contestualizzare quelle dichiarazioni in un momento in cui la collettività, in assenza di vaccini e di terapie sperimentate, si aspettava che i test sulla presenza di anticorpi potessero garantire ciò che ancora oggi, alla distanza di un anno e mezzo, nessuno è ragionevolmente in grado di garantire: certezze e immunità“.


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