Una volta, quando ero bambino, pensavo che la chiesa più bella del mondo fosse il Santuario di Saronno, le cui decorazioni interne mi incantavano. Ma mi affascinava (e mi affascina tuttora) anche il suono delle campane di alcuni “concerti” posti sui campanili della nostra zona. La Basilica di Garbagnate, per esempio, ha un imponente concerto di 9 campane, bellissimo.
Purtroppo, la campana principale, il “campanone” di un metro e mezzo di diametro, si è crepata e adesso suona come una “campana stonata”. La parrocchia deve trovare i soldi (molti) per farla ri-fondere: è così grossa che si dovrà rompere il muro del campanile per farla passare, agganciarla a un enorme braccio meccanico, portarla a terra e poi in fonderia.
Sarà un gran costo, decine di migliaia di euro. “Ma ne vale la pena? – dirà qualcuno – C’è gente che non ha da mangiare e si deve spendere tanto denaro per una campana?”. Io credo proprio di sì. A parte il fatto che quei soldi non verranno bruciati nel fuoco, ma andranno ai muratori, ai gruisti e agli operai della fonderia, il vero motivo per cui vale la pena intervenire è che i campanili fanno parte della nostra cultura, della nostra storia e delle nostre radici: una città senza campane è una città triste.
La parrocchia di Garbagnate, però, non ha tutti quei soldi e per ora il campanone resta lì, crepato e stonato. In attesa che le (molte) persone che dicono, a parole, di voler difendere le nostre radici mettano una mano sul cuore e l’altra al portafogli.
Piero Uboldi
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