
Scuola in presenza in zona rossa (o arancione scuro) per gli alunni con bisogni educativi speciali ma anche per i figli di operatori sanitari, medici o lavoratori dei servizi essenziali.
Con l’ordinanza del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che pone da oggi la Lombardia in “zona arancione scuro” (o zona arancione rafforzata), sono state chiuse tutte le scuole, comprese quelle dell’infanzia, lasciando aperte per la didattica in presenza solo gli asili nido. Ma c’è una novità, introdotta dal Dpcm del 3 novembre 2020 che potrebbe trovare applicazione in queste ore in Lombardia e sta mettendo in difficoltà soprattutto le piccole scuole d’infanzia pubbliche e private convenzionate.
Si tratta della possibilità di frequentare in presenza non solo per i bambini con Bisogni educativi speciali, ma anche per i figli di operatori sanitari o lavoratori di servizi essenziali (per esempio nel settore dei trasporti pubblici)
C’è infatti una nota ministeriale, diffusa il 5 novembre 2020 a firma del capo dipartimento del Ministero dell’Istruzione, Marco Bruschi che specifica meglio questo passaggio a cui si stanno appellando, come è loro diritto, molte famiglie in queste ore.
Ecco uno stralcio della nota del Ministero dell’Istruzione:
“Nell’ambito di specifiche, espresse e motivate richieste, attenzione dovrà essere posta agli alunni figli di personale sanitario (medici, infermieri, OSS, OSA…), direttamente impegnato nel contenimento della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati e del personale impiegato presso altri servizi pubblici essenziali, in modo che anche per loro possano essere attivate, anche in ragione dell’età anagrafica, tutte le misure finalizzate alla frequenza della scuola in presenza”.
Questo significa che molte scuole potrebbero restare aperte per garantire il servizio in presenza a questi alunni, dovendo comunque garantire quello a distanza per tutti gli altri, cosa per nulla semplice nelle piccole scuole d’infanzia private convenzionate che spesso sono o l’unico servizio esistente o garantiscono una quota rilevante del servizio nei piccoli comuni, come ad esempio a Lazzate, Misinto, Cogliate, Ceriano Laghetto, Uboldo, Cislago, Gerenzano. Una situazione che si rivela tutt’altro che semplice da gestire nel rispetto di norme che spesso contraddittorie tra loro sul fronte dell’assistenza educativa da una parte e del contenimento della pandemia dall’altra.
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