
Il vaccino contro il Covid fatica ad attecchire su pazienti il cui sistema immunitario è compromesso. Primi tra tutti i trapiantati che, a causa dei medicinali antirigetto, devono fare i conti con difese estremamente basse. A comunicarlo è stata Aned Onlus (Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto) che, insieme alle altre principali associazioni dei trapiantati italiani, Acti e Aitf, oggi chiede al governo di prevedere una terza somministrazione per le persone immunodepresse e l’avvio di una campagna di monitoraggio a livello nazionale, per accertare l’efficacia del vaccino su queste persone.
Su questo tema, in Italia, manca ancora uno studio approfondito, a differenza di quanto accade in altri Paesi Europei e negli Stati Uniti: gli scienziati del Robert Koch Institute, a Berlino, e della John Hopkins University, negli States, ad esempio, hanno accertato come i vaccini Pfizer e Moderna attecchiscano soltanto sul 45% delle persone con ridotte difese immunitarie.
“Gli studi internazionali su questo argomento – spiegano i rappresentanti delle associazioni – hanno già spinto Francia e Germania a prevedere una terza somministrazione per immunodepressi, trapiantati e pazienti oncologici. L’Italia deve fare altrettanto, prevedendo anche una campagna di test sierologici a tappeto, per verificare i livelli di attecchimento del vaccino sulle persone più fragili, che oggi sono giustamente preoccupate”.
Al punto che sono sempre di più i trapiantati che stanno ricorrendo a test sierologici a pagamento pur di verificare il grado di risposta della terapia vaccinale, che per molti di loro è già arrivata alla seconda somministrazione.
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