Secondo caso accertato di peste suina africana in Lombardia, con il ritrovamento di una carcassa di cinghiale positiva al virus: il ritrovamento in Oltrepò, in zona Ponte Nizza, che fa seguito al precedente ritrovamento avvenuto poco distante solamente 10 giorni prima.
Peste suina africana, allarme in Oltrepò Pavese
Cresce così la preoccupazione per il secondo caso di positività accertata alla peste suina africana, dopo il ritrovamento di un nuovo cinghiale risultato affetto dal virus, pochissimi chilometri oltre il precedente ritrovamento, sempre in Oltrepò Pavese. La Cia-Agricoltori italiani non usa giri di parole: “Dobbiamo evitare la catastrofe nazionale. Così è drammaticamente a rischio la regione con la maggiore produzione di derivati da carne suina d’Italia e tra le principali al mondo”.
Salami e derivati dal maiale: a rischio anche l’economia
Dalla Valle Staffora, area di ritrovamento di questo nuovo cinghiale positivo alla peste suina africana, a tutta la zona dell’Oltrepò, conosciuta nel mondo per alcuni suoi prodotti come il noto salame di Varzi. La preoccupazione è che il propagarsi del virus possa rappresentare un problema anche per l’economia del territorio, tanto che Ats Pavia – su ordinanza di Regione Lombardia – corre ai ripari istituendo una vera e propria zona rossa intorno alla fascia collinare dell’Oltrepò.
La produzione di derivati da carne suina rappresenta un motivo vanto per tutto il territorio dell’Oltrepò, tanto che la preoccupazione degli agricoltori non fa nulla per essere celata: “La situazione è gravissima, bisogna arginare questa piaga, prima che si arrivi al blocco della circolazione dei prodotti di derivazione suina”, spiegano dall’unione. Il virus, sebbene sia innocuo per l’uomo, è infatti resistente sia all’abbattimento che al congelamento. E così, dopo i precedenti in Campania e Lazio, anche la Lombardia si prepara al contenimento del contagio.
Redazione web
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