Simone Mattarelli trovato morto in una fabbrica di Origgio: tracce di un Dna diverso dal suo sotto le unghie. L’avvocato della famiglia Mattarelli, che non ha mai creduto alla tesi del suicidio con cui la Procura di Busto Arsizio ha archiviato il caso, sta lavorando alla raccolta di elementi per chiedere la riapertura delle indagini su quanto accaduto nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2021. In quella notte Simone Mattarelli, 28 anni di Lentate sul Seveso, fuggì ad un posto di blocco dei carabinieri in Brianza e attraversò moltissimi comuni della zona, come ricostruito anche nell’inchiesta trasmessa da Le Iene qualche mese fa.
L’auto in fuga di Simone, inseguita dai carabinieri, passò per Cogliate, Saronno, Uboldo, Gerenzano, fino all’epilogo a Origgio, sul quale per i famigliari e gli amici aleggiano ancora diverse ombre.
Simone Mattarelli trovato morto ad Origgio, novità dal dna
La perizia tecnica chiesta dalla difesa ha evidenziato almeno due elementi sospetti: il primo, più inquietante, è la presenza di tracce biologiche che sarebbero appartenenti ad altra persona, sotto le unghie di Simone. Il secondo viene dall’analisi delle urine, da cui si rileva una elevata concentrazione di cocaina che smentirebbe l’ipotesi di fase depressiva post assunzione che il Tribunale avrebbe utilizzato per spiegare il suicidio.
“Speriamo che finalmente la Procura si convinca a riaprire il caso. Non si è trattato di un suicidio, ma di un omicidio”, ribadiscono con forza i famigliari di Simone, che lo ricordano come un giovane pieno di vita e di progetti, che non avrebbe avuto alcun motivo per compiere un gesto estremo.
Inseguimento tra Cogliate, Saronno, Uboldo: il mistero sulla morte di Simone Mattarelli
Il giovane quella sera era uscito di casa, nonostante il coprifuoco vigente per il Covid. Aveva anche assunto cocaina ed è probabile che questi siano i motivi per cui non è fermato all’alt che gli è stato imposto da una pattuglia dei Carabinieri, iniziando una folle fuga alla guida della sua Bmw.
Durante la fuga aveva chiamato al telefono il padre Luca Mattarelli, residente a Legnano, inviandogli anche la sua posizione tramite WhatsApp.
Nella notte fu trovata la sua auto abbandonata in un campo ma solo nel pomeriggio successivo venne ritrovato il suo corpo, all’interno di una ditta vicina, impiccato con la sua cintura ad un macchinario.
La Procura di Busto Arsizio aveva archiviato la vicenda come suicidio, respingendo anche la richiesta della famiglia di riaprire le indagini.
I famigliari si sono rivolti all’avvocato Roberta Minott e alla criminologa Roberta Bruzzone che hanno continuato gli approfondimenti, con gli esami effettuati lo scorso mese di ottobre i cui esiti sono stati resi noti solo a fine dicembre.
Secondo quanto emerso con i nuovi accertamenti, Simone avrebbe tentato di difendersi da un’aggressione, mentre era ancora sotto l’effetto eccitante della cocaina e non, come sostenuto dalla Procura per giustificare il suicidio, nella fase depressivo-maniacale che subentra alcune ore dopo l’assunzione.
Con questi elementi e con ulteriore materiale in fase di reperimento in queste settimane, la famiglia, tramite il legale intende presentare una nuova istanza per la riapertura del caso.
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