Due città legate da una tragedia che ha sconvolto entrambe le comunità: da un lato Arese, dove aveva vissuto Marco Magagna, 38 anni, la vittima; dall’altro Limbiate, città d’origine di Stella Ovidia Boggio, 33 anni, accusata di averlo ucciso nella notte del 6 gennaio con una coltellata al cuore, al termine di un violento litigio nella mansarda di via Tonale a Bovisio Masciago dove la coppia conviveva.
Lui di Arese, lei di Limbiate: l’omicidio il 6 gennaio a Bovisio Masciago
Il processo davanti alla Corte d’Assise di Monza è entrato nel vivo con le prime testimonianze. Boggio, agli arresti domiciliari, è imputata di omicidio volontario aggravato dal legame affettivo con la vittima e rischia l’ergastolo.
In aula, i carabinieri intervenuti subito dopo l’omicidio hanno riferito la versione della donna: “Mi ha preso a schiaffi e sono caduta a terra, ho preso il coltello e l’ho colpito d’istinto”.
Sono stati ascoltati anche i familiari di Stella, tutti residenti a Limbiate: la madre Nadia, il padre Italo e la sorella Sara, che hanno descritto un rapporto segnato da violenza e dipendenze reciproche. “Mia figlia mi diceva che lui la picchiava, ma poi tornava sempre con lui”, ha raccontato la madre.
Testimoni in aula al processo per la morte di Marco Magagna
La sorella ha ricordato di averla soccorsa una notte di dicembre: “Era scalza e senza giubbotto, con l’orecchio gonfio e lividi sulla schiena”. Anche alcuni vicini di casa hanno confermato che le liti erano frequenti, tanto da creare un gruppo WhatsApp per monitorare la situazione e avvertire i carabinieri.
Un amico di Marco, invece, ha parlato di un “amore malato”: “Bevevano, litigavano, poi si cercavano di nuovo. Una volta lui mi mostrò una ferita a una mano: mi disse che si era tagliato in cucina, ma sembrava un colpo di coltello”.
Il processo riprenderà a novembre, quando saranno ascoltati nuovi testimoni per ricostruire nei dettagli la drammatica relazione tra la limbiatese e il compagno aresino.
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