Potrebbero arrivare nuovi sviluppi sull’inchiesta per l’omicidio dell’ambasciatore limbiatese Luca Attanasio, ucciso il 21 febbraio 2021 in Congo insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci durante un’imboscata contro un convoglio del World Food Program.
A più di quattro anni dalla tragedia, la famiglia – in particolare il padre Salvatore Attanasio, da sempre impegnato in una battaglia instancabile per ottenere la verità – potrebbe vedere riaccendersi nuove speranze.
Dopo il “non luogo a procedere” dichiarato nel febbraio 2024 dal gup di Roma nei confronti dei due funzionari del Pam accusati di omissioni, l’indagine a carico di ignoti è rimasta aperta. Ed è in questo fascicolo che stanno confluendo nuovi elementi raccolti nelle indagini difensive avviate dai legali della famiglia Attanasio, supportati da esperti internazionali.
Delitto Attanasio, nuova testimonianza depositata in procura con documenti, fotografie, mappe
Secondo quanto emerso, una testimonianza diretta di uno degli operatori presenti sulla scena dell’agguato è stata depositata nei giorni scorsi in procura. Non si tratta solo di un racconto orale: la dichiarazione è accompagnata da documenti, fotografie, mappe e cartografie che suggerirebbero un possibile nuovo scenario.
In particolare, le informazioni indicherebbero come “destinazione finale” del convoglio una zona tra Rutshuru e Lueshe, dove si trova una miniera di niobio, materiale raro e strategico, legato a interessi internazionali e usato in tecnologie militari avanzate. Una destinazione che, secondo la fonte, non coincide con quanto ufficialmente dichiarato.
Il testimone descrive inoltre i momenti dell’agguato: l’assalto al convoglio in area Kibumba, l’uccisione dell’autista, il tentativo dei banditi di trascinare l’ambasciatore in una zona collinare coperta dalla vegetazione e l’incontro inatteso con i ranger che portò all’esplosione della violenza. Attanasio, gravemente ferito all’addome, morì poco dopo il trasferimento all’ospedale dell’Onu di Goma.
La fonte, protetta per ragioni di sicurezza, ha riferito di aver subito furti nella propria abitazione e teme ritorsioni. “State indagando su un dossier sensibile. La verità è ancora un incubo: nessuno conosce la reale missione dell’ambasciatore”, avrebbe dichiarato ai consulenti della famiglia.
Tutti questi nuovi materiali sono ora al vaglio dei magistrati di Roma. A Limbiate, città natale dell’ambasciatore, la notizia è stata accolta con attenzione e speranza. La comunità continua a sostenere il padre Salvatore, che da oltre quattro anni combatte con determinazione perché venga finalmente fatta luce sulla morte di suo figlio.
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