Senago, Arese: le cooperative “Si può fare” e “Nazaret” si fondono in un’unica realtà.
Si fondono le cooperative sociali “Si può fare” e “Nazaret”. Il fatto stesso che i loro nomi siano familiari alla comunità senaghese e aresina, dimostra quanto il loro impegno nel corso degli anni sia riuscito a lasciare il segno.
Parlare della cooperativa sociale “Si può fare” e dell’associazione Il Tralcio a Senago, così come della cooperativa sociale Nazaret ad Arese, è un po’ come parlare di un amico di lunga data sul quale poter sempre contare. Oggi, “Si può fare” e “Nazaret” hanno deciso di darsi vicendevolmente un abbraccio e fondersi in un’unica realtà, ampliando ulteriormente l’offerta sul territorio e agendo in sinergia per dare sempre un maggior contributo nei confronti delle fragilità.
Due cooperative sociali di Senago e Arese si fondono
La cooperativa “Si può fare” di Senago è nata nel 2016 dalla precedente esperienza dell’associazione “Il Tralcio”, attiva dal 1989 nel territorio di Senago per il sostegno alle persone con disabilità. Il suo obiettivo è contribuire al “benessere della comunità locale”, promuovendo l’inclusione sociale e l’integrazione di persone in condizioni di fragilità sociale o economica, e sostenendo percorsi di reinserimento lavorativo per persone vulnerabili. Tra i servizi offerti Residenzialità e autonomia abitativa: gestisce progetti di “vita indipendente” per persone con disabilità medio-lieve, attraverso strutture residenziali di tipo “Casa Il Tralcio” e “Casa Mia”. Accoglienza e supporto sociale: la cooperativa si occupa di accogliere persone in situazione di fragilità, favorendo integrazione, assistenza e percorsi di accompagnamento sociale.
È una storia lunga 40 anni quella di cooperativa Nazaret di Arese, fatta di progetti e servizi diversificati, diurni, residenziali e sperimentali, sempre in ascolto dei bisogni delle persone, volta a superare l’isolamento sociale, creare connessioni e sviluppare una crescente integrazione nel tessuto sociale del territorio. È per questo che le attività si rivolgono spesso all’esterno, proprio come antidoto all’isolamento, tanto che “anni fa dovevamo presentarci e illustrare le nostre attività, oggi in biblioteca, al bar, in piscina ci riconoscono”, spiega Daniela Gori, psicologa, responsabile dei servizi residenziali di Nazaret e membro del cda. In un servizio sì di accompagnamento, ma anche di conquista di nuovi traguardi di autonomia, attraverso percorsi mirati di assistenza individuale.
“Si basano sul rapporto diretto tra educatore e persona, con progetti su misura e di apertura verso l’esterno, spesso dopo periodi di lungo isolamento in casa. Il nostro ruolo è garantire una certa autonomia alle persone fragili, come le famigl ie c i richiedono, ma anche di sviluppare nuove autonomie sociali, che vanno dal muoversi in sicurezza per strada all’utilizzare un bancomat”.



