Bollate città che invecchia ed è sempre meno religiosa.
Undici giorni fa abbiamo richiesto in Comune i dati demografici relativi al 2025 per poterli analizzare e capire dove sta andando la nostra città. Ma, dato che “le vie del Signore sono infinite”, il prevosto don Alessandro Chiesa ci ha battuti sul tempo, proponendo una precisa e molto interessante analisi dell’andamento della popolazione cittadina, che (come peraltro aveva fatto anche l’anno scorso), ha pubblicato sul foglio di informazione della Comunità pastorale.
Doveroso dunque riprendere quei numeri, poiché delineano con molta chiarezza dove Bollate sta andando: sta andando a sbattere. O, se preferite, sta andando a suicidarsi, nel senso che dai dati emerge un calo demografico così accentuato che la nostra comunità è destinata nell’arco dei prossimi decenni quasi a scomparire. I numeri infatti sono impietosi: nel 2025 a Bollate sono nati solo 219 bambini (molti dei quali da genitori stranieri). Per farvi capire il problema, basta pensare che nel lontano 1965, quando a Bollate vivevano 34900 persone, i nati furono 937 e i morti 220. E’ vero, ai tempi era inserita anche Baranzate, ma se togliamo nati, morti e residenti di Baranzate, la proporzione non cambia: quasi 5 nati per ogni decesso. Poi è cominciato un inesorabile declino. Il sorpasso definitivo tra morti e nati è avvenuto nel 2011, poi i nati bollatesi non sono più riusciti a superare il numero dei deceduti e adesso si sta andando addirittura verso un doppiaggio dei decessi rispetto alle nascite.
Bollate, sempre meno nuovi nati
Ma vediamo invece come il prevosto analizza i numeri. Lui pone molta attenzione anche all’aspetto religioso, ossia al calo dei battesimi e dei matrimoni in chiesa rispetto a quelli civili. Solo la morte sembra avvicinarci ancora alla religione, dato che su 360 decessi ben 341 hanno avuto un funerale in chiesa. La prima cosa che colpisce è il costante e drammatico calo demografico che si registra nella nostra città; un semplice raffronto con alcuni dati del passato (consultabili sul sito del comune): 20 anni fa (2005) i nuovi nati furono 383, dieci anni fa (2015) 261, lo scorso anno 219. Ciò significa che in 20 anni le nascite sono calate di quasi un terzo, aumentando di fatto l’età media della popolazione.
Inversamente alla decrescita delle nuove nascite, va registrato l’aumento dei decessi: siamo passati dai 253 morti del 2005, ai 342 del 2015, ai 360 del 2025. Il primo dato evidente che lo sbilanciamento tra i 219 nati e i 360 morti ci consegna è l’invecchiamento medio della popolazione residente con la conseguente necessità di maggiori risorse per gli anziani e minori per le fasce più giovani. Esempio evidente è la crescita di strutture residenziali per anziani (RSA) e la progressiva chiusura (o lo svuotamento) di strutture per i più piccoli quali asili nido e scuole dell’infanzia.
Calo di partecipazione alla vita religiosa della città
Il secondo elemento sul quale il prevosto porta l’attenzione è la sproporzione tra i nuovi nati e i battezzati: nel 2025 su 219 nuovi nati solo 119 hanno ricevuto il battesimo (certo ci può essere qualche residente che è stato battezzato in altre città che “compensano” con bambini non residenti battezzati a Bollate): ciò significa che quasi la metà delle famiglie dei nuovi nati o appartiene ad altra religione o a famiglie che si dichiarano atee o comunque disinteressate alla vita religiosa. Anche su questo dato fa un confronto (che riguarda solo la parrocchia di san Martino): nel 2005 vennero battezzati 206 bambini, nel 2015 80 bambini, nel 2025 solo 41 bambini.
Il calo della vita religiosa è confermato anche dalla partecipazione alla messa domenicale che nella nostra città si attesta attorno al 6,5% della popolazione residente e che vede un’età media particolarmente alta con la pressoché totale assenza dei bambini (e delle loro famiglie) e dei ragazzi.
Un quadro non certo roseo dunque quello che delinea don Alessandro, che nelle conclusioni invita a riflettere su quale futuro dare agli oratori nei prossimi anni: “Forse saranno più coloro che si avvicineranno a chiedere servizi sportivi o ricreativi (oratorio estivo ecc.) rispetto a quanti domanderanno di essere accompagnati nella fede attraverso itinerari catechistici – scrive – Mi chiedo come possiamo rendere questi luoghi occasioni per annunciare il Vangelo”.
Piero Uboldi
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