di Stefano Di Maria
Rai Fiction ci ha regalato un’altra gran bella miniserie che alza l’asticella della serialità italiana: si tratta de L’INVISIBILE, LA CATTURA DI MATTEO MESSINA DENARO, quattro episodi di Pietro Valsecchi, con la regia di Michele Soavi – prodotta in collaborazione con CamFilm – andata in onda con notevole successo di pubblico e disponibile in boxset su Raiplay. Ecco la nostra recensione.

L’INVISIBILE, LA CATTURA DI MATTEO MESSINA DENARO – La vicenda
Il Colonnello Lucio Gambera è a capo della squadra di Carabinieri del Ros incaricata di catturare l’ultimo grande boss di Cosa Nostra e uno dei latitanti più ricercati al mondo: Matteo Messina Denaro. Gambera (interpretato dall’attore Lino Guanciale) è da anni sulle tracce del boss ma, a causa dei ripetuti fallimenti, ha ricevuto dal suo Comandante un ultimatum: ha tre mesi di tempo per portare a termine la missione, dopodiché lui e la sua squadra verranno sostituiti.
Per stanare il super latitante, parte una lotta contro il tempo, con il colonnello Lucio Gambera e la sua squadra impegnati in un’azione che richiede perseveranza e molti sacrifici. A pochi giorni dalla scadenza, qualcosa finalmente accade: Gambera scopre, nascosti a casa della sorella di Messina Denaro, alcuni pizzini contenenti dettagli sulle condizioni di salute del boss e sulla clinica dove si cura. Le preziose informazioni consentono di organizzare un’operazione ad alta tensione e ad alto rischio, al termine della quale il boss, dopo 30 anni di latitanza, viene finalmente arrestato.
L’INVISIBILE, LA CATTURA DI MATTEO MESSINA DENARO – La recensione
I quattro episodi sono carichi di tensione, con gli eventi che si susseguono senza tregua, sostenuti da colonne sonore incalzanti nelle scene di azione ed emozionanti nei momenti drammatici. Riuscita anche la scelta di legare i flashback al libro di Giacomo Di Girolamo, di cui il protagonista guarda fotografie che rimandano alle tante vittime uccise senza pietà da Messina Denaro.
Se l’obiettivo della miniserie era dar voce a tutti gli eroi che lavorano nell’ombra per la sicurezza nazionale, è stato centrato in pieno. Merito dell’accuratezza delle ricostruzioni delle indagini e della cattura, che riportano fedelmente quanto scritto negli atti, cui hanno giovato le consulenze di chi davvero opera sul campo. Per questo, fin dalle prime sequenze, L’INVISIBILE è realistico, mai artificioso, catapultando lo spettatore più nel mondo delle istituzioni che in quello della mafia. Gli autori, in effetti, non volevano narrare una storia di mafia bensì le vite di uomini dello Stato che si sacrificano e sottraggono tempo al privato per dedicarsi anima e corpo alla ricerca di quella giustizia che troppo spesso tarda ad arrivare.

Da applausi tutto il cast, a partire dal protagonista Lino Guanciale, che riesce a restituire sì la frustrazione e la determinazione del colonnello che s’impegnò oltre ogni modo per arrivare alla cattura del boss, ma anche la sua grande umanità nella sfera privata. Perfetti nei rispettivi ruoli Leo Gassman, Levante, Massimo De Lorenzo, Giacomo Stallone, Roberto Scorza, Noemi Brando, Paolo Briguglia, Bernardo Casertano. Di tutti i componenti della squadra conosciamo la vita privata, anche se non in modo approfondito, proprio perché la miniserie vuole mostrare la loro dimensione personale: sono eroi che agiscono nell’anonimato, che si portano dietro storie che potrebbero essere di tutti noi. L’INVISIBILE, per la vicenda raccontata e i valori che rappresenta, dovrebbe essere proiettato nelle scuole.
IL NOSTRO VOTO
8
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