Nei prossimi giorni in alcuni comuni del nostro territorio i cittadini eleggeranno sindaci e consigli comunali. La legge consente di esprimere fino a due preferenze per i consiglieri, purché attribuite a un uomo e a una donna, per garantire una rappresentanza più equilibrata tra i generi.
Una regola che fino a pochi anni fa appariva semplice e scontata, ma che oggi fa riflettere, poiché si inserisce in un contesto culturale che sta mutando. Da tempo, infatti, media, politica e movimenti LGBTQ+ sostengono che le identità di genere non si limitino alle tradizionali categorie uomo e donna, ma comprendano anche persone transgender, non binarie, queer e gender fluid… Anche sul piano biologico si evidenzia che la realtà non è sempre binaria.
Ma allora come si concilia una normativa elettorale fondata sulla distinzione uomo-donna con una società che ormai sempre più apertamente riconosce identità di genere più articolate? Se il concetto di genere evolve, anche le leggi e i regolamenti dovranno prima o poi confrontarsi con queste nuove definizioni.
A meno che… vogliano “martellare” noi per farci capire che il mondo è più “fluido”, ma poi a livello di leggi facciano finta di nulla poiché sarebbe complicato gestire il cambiamento
Piero Uboldi




