Baranzate, il parroco chiude ai violenti e gli scrive…
Il parroco don Emmanuele ha scritto una lettera aperta a quei giovani di Baranzate, di età attorno ai 13-15 anni, protagonisti di episodi di vandalismi e violenze, anche dentro il perimetro dell’oratorio, al punto che ci sono giovani che all’oratorio non vogliono più andarci se ci sono questi soggetti. E’ così che don Emmanuele ha deciso, per tutela degli altri ragazzi, di chiudere le porte dell’oratorio a questi giovani. Ma ciò non significa, spiega, che non smetterà di cercarli per tentare di dialogare con loro. Riportiamo qui di seguito il testo della lettera, dura e toccante, scritta dal parroco ai giovani baranzatesi violenti.
Baranzate, la lettera del parroco ai ragazzi violenti
“Cari ragazzi, vi scrivo queste righe da solo, perché non posso pretendere che altri siano d’accordo con quello che sto per dire, né vorrei scendere a compromessi rispetto al mio pensiero.
Le vicende delle ultime settimane (degli ultimi mesi) vi hanno visto sempre più (purtroppo) protagonisti di eventi non educati, irrispettosi e violenti verso altri vostri coetanei, verso gli adulti e verso le cose della comunità baranzatese. Non sono bastate a fermarvi le maniere buone, il tentativo di dialogo né il mantenere aperta quella porta anche per voi (porta che non si è mai chiusa!); non sono bastate neppure le arrabbiature e le maniere più secche (mai esagerate) di alcuni che – devo dire, comprensibilmente – hanno perso la pazienza. E così siete andati avanti, mischiando il gioco con la sfida e la sfida con la provocazione e la provocazione con la cattiveria e il male. Perché?
Vi ho visto crescere fin da piccoli in oratorio, e come educatore cristiano sento di avere fallito. Lascio ad altri di riflettere sulle altrui responsabilità, ma la mia responsabilità è quella di un’educazione cristiana (dunque anche umana) che nei vostri confronti è stata fallimentare.
Ci troviamo ormai ogni giorno a fare i conti con episodi che vi riguardano, episodi che spesso rimbalzano nei dialoghi degli adulti, con un crescente malcontento verso di voi, misto all’indignazione di non potere fare nulla. Quello che possiamo fare è pagare i danni (anche ingenti), danni umani e danni fisici che vengono dalle cose che fate.
Ci sono fatture da pagare che non hanno un colpevole con un nome e un cognome, e ci sono vite di vostri amici e di adulti che vi incrociano rovinate da episodi che lasciano il segno, dalla disillusione rispetto al sogno di vivere sereni a Baranzate, a volte persino dalla paura di incontrarvi.
Perché? Cosa avete guadagnato, facendo piazza pulita delle relazioni attorno a voi e accerchiandovi solo di chi vi cerca solo per il vostro stile? Cosa avete guadagnato accontentandovi di quella falsa gioia che vi fa ridere di fronte a ogni aggressione o ad ogni disastro, mentre non avete più sogni veri, e quando siete senza gli altri rimanete inevitabilmente isolati nella vostra triste solitudine?
L’appello del parroco dopo mesi di tensioni, danneggiamenti e comportamenti aggressivi
Siete liberi di non credermi ragazzi, ma vi scrivo queste cose perché voglio bene a voi, anzitutto, e poi voglio bene a tutti quelli che vivono il paese e i nostri oratori. Ho il dovere di pensare a voi, di non dire “fatti loro”; e ho il dovere di pensare a tutti: a quelli che non vogliono venire se ci siete voi, a quelli che si lamentano e soffrono, a quanti non vogliono più pagare il prezzo del vostro stile. Mi sono chiesto molte volte come tenere insieme questi “beni” e questi “doveri”, spesso non trovando una soluzione che tenga conto di “voi” e degli “altri”: ogni soluzione sembra escludere una delle due parti e c’è una parte di me che mi dice chiaramente: “occupati di tutti gli altri, lasciali perdere”.
Vi conosco per nome e conosco la vostra storia, anche quando scappate incappucciati come per non farvi riconoscere e cosa posso dire? Ho incitato chi è stato offeso a denunciarvi, l’ho fatto anche io quando è stato necessario, ma non posso essere soddisfatto di tutto ciò, né posso sperare che la legge che vi tutela, prima o poi possa volgersi contro di voi. Non posso desiderare la “punizione” come una vittoria o una liberazione personale. Posso dirvi che continuo a sperare e a pregare per voi, mentre vi dico ad alta voce: “adesso basta!”. Basta con uno stile che toglie la gioia da voi e dagli altri; basta con la violenza che il nostro mondo ha imparato ad usare come il mezzo “normale” per gestire le cose e anche i dialoghi tra le persone; basta con il desiderio di andare sempre oltre cercando ogni volta nuovi mali e nuove violenze; basta con la sfiducia verso chi vi desidera e vi vuole diversi perché sogna per voi quel futuro che voi non sognate più; basta con il nascondervi dietro facili conclusioni “tanto sono minorenne e non puoi farmi niente”.
Basta! Basta lo dico, però, anche ad altri: basta a quelli che per colpa vostra etichettano tutti i ragazzi come violenti e sbagliati, e basta a quelli che identificano la violenza con un’etnia che non è quella italiana; basta a quanti non vogliono intervenire perché è meglio farsi i fatti propri e starsene sereni. I vostri amici non si meritano le etichette che gli vengono messe addosso per colpa vostra; chi abita a Baranzate e non è italiano non si merita un pensiero e un trattamento razzista; e voi vi meritate che qualcuno si prenda cura di voi anche quando tutti hanno deciso di smettere. Basta! Anche se non lo capite, fidatevi: ve lo dico perché vi voglio bene!
Cosa significa in pratica questo basta? Significa che le porte dei nostri luoghi si chiudono a voi, ma non si chiudono quelle di un cuore che vi vuole bene. Significa che non ho intenzione di venire meno alla mia responsabilità verso tutti e dunque cercherò di salvaguardare gli spazi (anche se non è facile) perché siano luoghi buoni per tutti e la gente non abbia paura a frequentarli e a farvi crescere i loro figli perché saprà che voi non ci siete. Però verrò a cercarvi. Fuori, dove state e anche dentro quando potrete entrare: a cercarvi perché mi interessa di voi, mi interessate voi e non posso permettermi di dichiarare persa la battaglia che altri non vogliono più combattere. E continuerò a cercare di vivere con voi il Vangelo di Gesù: il Vangelo che annuncia il bene di Dio, che custodisce i piccoli, che annuncia la misericordia denunciando e rifuggendo il male.
Finché ne ho la forza (anche se, ormai, mi mettete a dura prova) vivrò così: dicendovi che vi voglio bene e dunque (proprio per questo) urlandovi: adesso basta! Forse vi farà ridere, o mi riterrete uno dei tanti da portare al limite, ma con voi voglio essere così.
Don Emmanuele”.
Piero Uboldi




