Chi osserva il sito del Comune di Cesate noterà sulla pagina principale una scritta che attrae senz’altro l’attenzione: “Cesate nella Divina Commedia”. Che cosa significa? Cliccandoci sopra, si apre una pagina che però… è completamente vuota. E’ dunque un mistero? No, probabilmente è soltanto un disguido tecnico, perchè in realtà, navigando in Internet, si scopre che effettivamente Cesate con la Divina Commedia ha qualcosa a che fare, poiché in una villa di Cesate sarebbe avvenuto (stando al racconto di Dante Alighieri che si trova nel Canto 23° dell´Inferno, nel 9° cerchio, zona 3, dove i traditori degli ospiti sono immersi nel ghiaccio) un efferato omicidio.
La storia racconta che frate Alberigo fece cadere in trappola i suoi parenti Manfredo e Alberghetto dei Manfredi, il 2 maggio 1285, invitandoli nella sua villa di Cesate con la scusa di riconciliarsi e poi, come afferma il Buti (probabilmente Francesco da Buti – 1385/95, uno dei primi commentatori della Divina Commedia), “quando ebbero desinato tutte le vivande, elli comandò che venissero le frutta et allora venne sua famiglia armata, com´elli aveva ordinato, et uccisono tutti costoro alle mense, com´erano a sedere; e però s´usa dire: Elli ebbe delle frutta di frate Alberigo”.
Ma quella villa sarebbe davvero esistita a Cesate? E’vero che il Petrarca, quando scrisse delle “chiare, fresche e dolci acque”, si riferiva ai ruscelli tra Villa Pizzone e Castellazzo che erano un intricarsi di rigagnoli d’acqua, però sembra più difficile che davvero quel riferimento del Buti riguardasse proprio la nostra Cesate. Stando al testo “Rime antiche di autori faentini”, infatti, l’interpretazione che viene data a quel terzetto non riguarderebbe Cesate, bensì il castello della Cesata (divenuto poi la Castellina), tra l’Emilia e la Toscana.
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