
Casa è casa per sempre e rientrarci aiuta ad alleviare le ferite di un esilio lungo una vita. “Tornare” è la mostra fotografica allestita nei giardini di Villa Gianetti a Saronno e visibile al pubblico a partire da oggi, 10 febbraio, in occasione del Giorno del Ricordo.
Il dramma delle Foibe – fosse naturali nelle quali i partigiani comunisti fedeli al generale jugoslavo Tito gettarono, tra il 1943 e il 1945, migliaia di italiani – e la storia degli esuli istriano-dalmati costretti a lasciare le loro case dopo la guerra, rivivono attraverso gli scatti dell’artista Mariagrazia Beruffi. La fotografa, bresciana di nascita ma triestina di adozione – ha immortalato i volti di Aldo e Bianca Paoli, una coppia di esuli istriani rientrati, dopo oltre 70 anni, nella propria dimora di Strugnano (oggi Slovenia) ceduta alla Jugoslavia insieme a Fiume, a Zara e al resto dell’Istria dopo la sconfitta dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale.
«Tornare non vuol dire perdonare – spiega la Beruffi in un’intervista a “Il Notiziario” – piuttosto significa andare oltre, constatare che nonostante tutto loro ce l’hanno fatta, sono andati avanti vivendo la loro vita alla faccia di quelli che li hanno fatti soffrire». Aldo e Bianca, scomparsi l’anno scorso a pochi mesi l’uno dall’altro, hanno compiuto un tuffo nel passato lungo 70 anni: in esso l’emozione e la nostalgia di chi, allora poco più che ragazzo, dovette abbandonare in fretta la propria terra per sfuggire alle persecuzioni nei campi di prigionia e a morte certa. «Loro hanno sofferto tanto – ricorda l’artista – nei campi profughi a Trieste pativano la fame, si nutrivano di bucce di patate. Erano però giovani, pieni di energia, probabilmente per i loro genitori e gli anziani dell’epoca vedere intere famiglie distrutte è stata una tragedia ancora più grande».
«Approvo l’iniziativa che viene a ravvivare l’attenzione e la sensibilità nei confronti di un dramma troppo a lungo dimenticato. – commenta Federica Cosulich, docente del Liceo Classico Stefano Maria Legnani – Mantenere vivi il ricordo e il desiderio di continuare a indagare e conoscere le vicende storiche e umane degli Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia ha del resto anche una valenza che travalica i confini di un singolo popolo: significa essere “in prima linea nella battaglia mai conclusa per la verità e la libertà di tutti”, come ha scritto il giornalista di origine dalmata Dario Fertilio in un suo recente articolo. Il Giorno del Ricordo, come quella della Memoria, sono importanti per la crescita umana e la formazione civile dei giovani» ha detto Cosulich.
Da Strugnano a Piemonte d’Istria: la mostra fotografica della collezione “Terrarossa” – vincitore del premio Voglino 2019 e visibile al pubblico fino al 19 febbraio – racconta anche la natura e il paesaggio di una regione, l’interno dell’Istria, abbandonata dopo la guerra ma ancora piena di memoria. Dal 2004 il Parlamento italiano ha istituito il “Giorno del Ricordo” con l’obiettivo di conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe. Numerose le cerimonie organizzate con la partecipazione dalle tante associazioni di esuli istriani- dalmati: alle ore 10.30, al Sacrario della Foiba di Basovizza (Trieste) si terrà la commemorazione delle autorità, chiusa al pubblico a causa delle misure anti-Covid. Ricordi e testimonianze saranno al centro della cerimonia alla Camera dei Deputati a Roma alla presenza del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, e dei presidenti di Senato e Camera.
Claudio Agrelli
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