di Sara Calzavacca
Quando ho fondato l’associazione ATUTTAVITA, avevo in mente uno scopo preciso: creare un luogo dove si potesse parlare del cancro e di tutto ciò che lascia dietro di sé, senza la pretesa di essere forti, senza l’obbligo di dare un senso immediato a quello che accade.
Uno spazio dove si potesse raccontare, chiedere, stare. Con parole vere, anche quando fanno male.
Da questa idea, condivisa e costruita insieme a Jessica Di Maio, psicologa e psicoterapeuta in formazione, e Laura Lodi, psicoterapeuta e psico-oncologa, è nato il gruppo privato su Facebook ATUTTAVITA – Spazio Sicuro. Un gruppo che moderiamo insieme ogni giorno, con cura, ascolto e rispetto, mettendo al centro le persone e le loro storie.
ATUTTAVITA, spazio di parola sul cancro
Non lo definiamo un gruppo “di supporto”, o almeno non nel senso più comune del termine. È piuttosto uno spazio di parola, dove ognuno può raccontarsi per come è diventato durante e dopo il cancro, con la certezza di essere compreso.
Qui non si parla (esclusivamente) di terapie o protocolli, ma di vita che continua, di identità che cambiano, di relazioni, paure, scoperte, e di come ci si sente a stare in un corpo e in un tempo che non sono più gli stessi di prima.
Le regole sono poche, ma chiare: rispetto, autenticità, riservatezza e gentilezza.
Sono le fondamenta che rendono possibile aprirsi anche quando si vorrebbe solo chiudersi.
Chi entra lo sente subito: non serve dimostrare niente, non serve essere ottimisti. Si può soltanto dire “oggi è una giornata difficile” e sapere che qualcuno, dall’altra parte, capirà davvero cosa significa.
Ogni giorno si intrecciano post e riflessioni che nascono da vissuti sinceri.
C’è chi scrive di cosa ha perso, chi racconta cosa ha scoperto di sé, chi condivide una ricorrenza o una ricaduta.
Non c’è giudizio, non c’è retorica della “lotta” né del “coraggio”. Ci sono persone. E la loro voce, che torna a contare.
A volte qualcuno ringrazia, dicendo che in questo spazio si sente meno solo.
È in quei momenti che riconosco il senso più profondo di ciò che abbiamo costruito: un gruppo di persone che si riconoscono nelle esperienze altrui, che si sostengono con parole misurate ma vere, imparando insieme a convivere con la vulnerabilità senza averne paura.
Essere moderatrice, insieme a Jessica e Laura, significa anche questo: leggere, ascoltare, proteggere gli spazi di parola dagli eccessi e dalle invasioni, affinché restino luoghi di autenticità.
Dietro ogni commento c’è tempo, presenza, attenzione. Non sempre servono risposte, spesso basta esserci.
Mi piacerebbe che, in futuro, da questo spazio potessero nascere nuove idee, progetti, iniziative o percorsi condivisi. Per ora, quello che accade ogni giorno è già tanto: la dimostrazione concreta di quanto conti avere un posto dove potersi raccontare senza filtri.
È quello che avevo in mente quando ho sognato quest’associazione: creare uno spazio dove la malattia e tutto ciò che porta con sé possano essere raccontate, anche quando è difficile pensarla.
Come scriveva Carl Rogers, “l’empatia dissolve l’alienazione”. È una frase che descrive con precisione ciò che accade dentro Spazio Sicuro: quando qualcuno ascolta davvero, senza giudicare, la distanza tra sé e gli altri si assottiglia. Ci si riconosce, e quel senso di isolamento che spesso accompagna la malattia inizia lentamente a sciogliersi.
Se senti il bisogno di un luogo così — dove poter parlare di te, di ciò che stai vivendo o hai vissuto, sapendo di non dover spiegare troppo — puoi entrare nel gruppo ATUTTAVITA – Spazio Sicuro, aperto a pazienti, ex pazienti e caregiver.
Ti basta cliccare qui




