Ornella Vanoni si è spenta nelle scorse ore lasciando un vuoto profondo nella musica italiana e, soprattutto, nel cuore di Milano e dei milanesi. Al Teatro degli Arcimboldi a Milano, uno dei suoi ultimi concerti, il 27 aprile 2024, nel 2009 invece si era esibita al Festival di Villa Arconati a Castellazzo di Bollate.
Il suo legame con Milano è stato totale: la città l’ha vista nascere artisticamente, crescere, cadere e rinascere più volte. E proprio da Milano – dai suoi teatri, dai suoi quartieri, dalla sua ironia brusca e affettuosa – Vanoni ha tratto quella cifra unica che l’ha resa una delle interpreti più riconoscibili del Novecento.
Ornella Vanoni al Festival di Villa Arconati nel 2009
Tra le tante tappe della sua carriera, resta memorabile l’esibizione dell’8 luglio 2009 a Villa Arconati di Bollate, dove si presentò in uno dei momenti di rinnovata vitalità artistica. Davanti al pubblico raccolto nel grande cortile della villa, Vanoni alternò brani storici e arrangiamenti più moderni, affabulando tra una canzone e l’altra con quella voce roca che sembrava portare con sé ogni decennio vissuto. Fu una serata intima, elegante, permeata da una leggerezza che solo lei sapeva rendere profonda.
La sua Milano era la Milano delle osterie e dei locali da cabaret, delle prime sperimentazioni al Piccolo Teatro, delle collaborazioni con Strehler e Gino Paoli, ma anche la Milano contemporanea che l’ha sempre celebrata come un’icona vivente. Vanoni parlava ai milanesi con una familiarità speciale: li amava, li pungolava, li rappresentava nelle loro contraddizioni, con quel suo modo di essere raffinata e popolare allo stesso tempo.
La sua scomparsa all’età di 91 anni, segna la fine di una voce irripetibile, simbolo di un modo di fare musica che univa eleganza, dolore, ironia e verità. Milano la saluta come si saluta una di famiglia: con riconoscenza, affetto e un velo di malinconia. Perché Ornella Vanoni non è stata solo una grande artista; è stata, in fondo, un pezzo di Milano stessa
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