Baranzate, Morena Tartagni, la leggenda del ciclismo femminile ci parla di discriminazioni e del legame con la città.
Dopo il grande successo ottenuto durante la serata di venerdì 20 ottobre nella biblioteca comunale “Il quadrato” in occasione della presentazione del libro “Volevo fare la corridora” di Gianluca Alzati, abbiamo deciso di intervistare la campionissima Morena Tartagni, leggenda del ciclismo italiano ed eroe “rosa” d’Italia, che a bordo della sua biclicletta ha combattuto grandi battaglie per i diritti e l’uguaglianza ispirando intere generazioni negli anni del cambiamento, e che ha un forte legame con Baranzate.
Come definirebbe il suo rapporto con Baranzate?
“Sono arrivata a Baranzate all’età di 8 anni per cui la mia giovinezza è legata a questo paese; amici, scuola e prime pedalate insieme a tutta la famiglia. Il mio legame è indissolubile e la riprova è stata la serata dedicata alla presentazione del mio libro, rincontrando vecchi amici come se il tempo non fosse passato, anche se è dai primi anni 80 che manco”.
Quali sono state le più grandi soddisfazioni della sua carriera sportiva?
“Soddisfazioni sicuramente tante. Quelle a cui sono più legata: il primo podio mondiale a Imola 1968 (bronzo) prima donna Italiana a vincere una medaglia; stesso anno e record del mondo sui 3000 metri in pista al velodromo a Roma che mi ha permesso di essere premiata con medaglia d’oro al valore atletico, ma anche il primo campionato italiano su strada a Cadorago sempre nel 1968. In seguito, le altre 2 medaglie ai mondiali: nel ‘70 a Leicester (argento) e nel ‘71 a Mendrisio (argento)”.
Quando è nata la sua passione per la bicicletta e come ha capito che poteva diventare il mezzo attraverso cui combattere grandi battaglie sociali?
“Credo di essere nata con la passione della bicicletta (è sempre stato il mio gioco preferito). La mia determinazione è legata ai miei 8 anni quando Baldini fermatosi all’osteria di mia nonna a Predappio, per rifornirsi durante il suo allenamento mi fece la fatidica domanda che cosa avessi voluto fare da grande. Senza esitazioni risposi che avrei fatto la corridora. Sicuramente essendo stata una pioniera del ciclismo femminile, in un mondo alquanto maschilista non ho avuto vita facile a farmi accettare. Fortunatamente i miei risultati han fatto sì di farmi rispettare, come atleta e come donna”.
Quale consiglio si sente di dare a chi ogni giorno combatte contro pregiudizi e discriminazioni?
“A chi vive sulla propria pelle pregiudizi e discriminazioni consiglierei il mio motto: guarda avanti e non voltarti indietro, lasciando gli stupidi nel loro brodo. Questo libro mi sta dando un mondo di soddisfazioni soprattutto per com’è entrato in molte scuole, preso ad esempio, per parlare di discriminazione e pregiudizi”.
Sfoglia il notiziario in formato digitale direttamente dal nostro sito edicola.ilnotiziario.net
Perché alcuni articoli non sono firmati?
Perché sono il risultato di un lavoro collettivo.
Dietro ogni notizia su queste pagine, ci sono giornalisti che da oltre 30 anni raccontano con passione la cronaca locale.
Quando un articolo non porta una firma, è perché è frutto del nostro impegno condiviso: un’informazione costruita insieme,
con la serietà che ci contraddistingue.
Edicola digitale | Canale Telegram




