Bollate, assassinio di Angelo Dossena: troppi i lati oscuri.
Lo storico garbagnatese Carlo Preatoni, che da alcune settimane ha presentato un nuovo volume dedicato alle famiglie della Brianza e dell’Alto Milanese, è un esperto di vicende locali e ha approfondito uno degli episodi più controversi della storia degli anni della Seconda Guerra Mondiale: la morte del capitano d’industria, che fu assassinato. Possiamo ancora vedere la sua monumentale tomba nel cimitero centrale di Bollate.
Ci racconti le origini della famiglia Dossena…
“Come trattato nel libro che ho scritto con Nicola Tavecchia sulle famiglie storiche di Castellazzo, la famiglia Dossena è di origine pavese e per la precisione della località di Pieve di Porto Morone, a ridosso del fiume Po’, ai confini con il territorio lodigiano. I Dossena erano presenti in codesta località già in principio del 1600 e nel 1800 dimoravano presso la frazione del paese denominata “Sterchiola”. Dal matrimonio di Antonio Dossena con Maria Rosa Migliazza presero i natali i figli: Angelo Armando del 1904, Alda del 1905 e Giovanni nel 1912.
Bollate, assassinio Angelo Dossena: la storia
La famiglia approdò in Castellazzo verso il 1920. Tra i figli del predetto Antonio, segnaliamo in particolare Angelo che fu molto intraprendente e diventò imprenditore, arrivando a possedere varie fornaci, tra cui due in Castellazzo ed una in Ospiate. Alla Cascina Prevosta, nel 1912, la ditta Fornaci Milanesi iniziò l’attività nella produzione di mattoni”.
Ora avventuriamoci verso il 1943 a ridosso dell’omicidio di Angelo Dossena e le ipotesi inerenti il suo delitto.
“Probabilmente fu la sua vicinanza ai partigiani che determinò l’uccisione di Angelo a Castellazzo il giorno 1 dicembre del 1943. L’assassinio del Dossena costituisce un caso di cronaca nera che presenta parecchi lati oscuri. Oltre alla ipotesi dell’uccisione da parte dei fascisti, qualche voce poco accreditata sostiene che non era da tutti ben visto in paese in quanto, da semplice impiegato, era stato capace di diventare in un breve periodo imprenditore e padrone di varie fornaci. Forse le due congetture sono vere entrambe: qualcuno spinto dall’invidia fece la spia ai fascisti, decretandone indirettamente la morte.
Sul Registro dei morti il Parroco, Don Giovanni Ferrali, annota quanto segue: Fu assassinato in casa, presso la fornace di cui era proprietario, portato fuori e ritrovato al mattino cadavere colle mani legate dietro il dorso, vicino alla casa. Nel Cronicon, lo stesso sacerdote aggiunge: Fu cordoglio generale, tanto più che aveva iniziato l’ampliamento del paese”.
Lei ha avuto modo di parlare con dei parenti del Dossena. Sono emerse nuove rivelazioni?
“Roberto Dossena, figlio del fratello di Angelo, Giovanni, aggiunge che un testimone gli raccontò che l’omicidio fu davvero crudele, in quanto lo zio venne brutalmente assassinato davanti alla famiglia. Il 1° dicembre del 1943 alle otto di sera circa si presentarono due sconosciuti presso la sua abitazione con la scusa di chiedere alcuni motori. Una volta entrati aggredirono il Dossena, imprigionandolo. Sebbene avesse le mani legate dietro la schiena, lo stesso tentò di fuggire da una finestra ma i malfattori gli spararono alle spalle e lo uccisero.
Un pezzo di storia di Bollate, l’assassinio di Angelo Dossena nel 1943
Al momento della morte non aveva ancora compiuto 40 anni! In realtà Angelo sapeva di correre il rischio di venire ucciso al punto da scavare un cunicolo nella propria abitazione da usarsi in caso di pericolo per scappare. Teneva anche una Mercedes nascosta sotto il legname, che serviva appunto per la fuga. Non sono fondate le voci secondo le quali gli assassini entrarono in casa per pretendere soldi e oro. In definitiva, si trattò di una spedizione punitiva! Coloro che conobbero Dossena lo ricordano come un uomo di animo buono ed assai generoso. Grazie alle sue insistenze riuscì ad ottenere dalla Marchesa Giustina il benestare per la costruzione di una mensa, di un dormitorio e dei servizi per i propri dipendenti. Non faceva mistero delle proprie ideologie politiche, decisamente orientate contro il regime fascista, al punto tale da aiutare attivamente i partigiani, rifornendoli di viveri e coperte che personalmente portava assieme al suo autista, il Sig. .Belli, nei pressi di Erba”.
Bollate, l’assassinio di Angelo Dossena e i lati oscuri della vicenda
E’ vero che a seguito dell’uccisione del Dossena capitarono fatti inspiegabili?
“Non posso affermare che si tratta di fatti realmente accaduti, ma si racconta un aneddoto curioso. Cinque giorni dopo il suo omicidio arrivarono in Castellazzo cinque camionette fasciste e su una sedeva il Principe Borghese, capo delle squadre di Milano. Si recarono presso l’abitazione del Dossena e a colpo sicuro trovarono sotto una montagna di legna la predetta automobile che venne sequestrata e portata via. Si racconta che il Sig.Belli disse all’autista del Borghese prima di partire la seguente frase: Tu a Milano non ci arrivi!. Ed ebbe ragione in quanto, giunto a Roserio, l’autista andò a sbattere contro un tram e dovette abbandonare l’auto”.
Che cosa è rimasto della famiglia residua e delle fornaci?
“L’attività venne proseguita dalla moglie e dal figlio, con l’aiuto di un altro fratello del defunto. In particolare alla fornace presente alla Cascina Prevosta entrarono altri soci e la stessa da “Fornaci Milanesi” divenne “Fornace Parodi-Dossena-Zanetti”, e continuò l’attività fino ad oltre gli anni ‘60, quando le fornaci furono abbandonate. Una nota desolante è che l’interno della casa diroccata del Dossena e della sua fornace alla Prevosta furono per un anno teatro di riti esoterici notturni. Un’ultima notazione riguarda la tomba monumentale che venne costruita ad Angelo Dossena all’interno del cimitero di Bollate. Si tratta di un esempio raro di arte funeraria, presente nei cimiteri dei paesi del circondario di Milano”.
Gran parte delle notizie sulla famiglia Dossena sono state tratte dal libro scritto da Carlo Preatoni e Nicola Tavecchia: “Le origini del borgo di Castellazzo, delle sue famiglie e di Villa Arconati”, Montabone Editore.
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