Bollate, Pietro Minora: 40 anni di calvario e l’amicizia con Attanasio.
Pietro Minora è un simpatico bollatese, non più giovane, che tanti conoscono e vedono girare sulla sua sedia a rotelle contraddistinta da una bandierina italiana che sventola allegramente. Pietro si trova su quella sedia a rotelle a causa di un gravissimo incidente che accadde quarant’anni fa e che lo vide uscire vivo per puro miracolo. Ora, a 40 anni esatti di distanza da quel tragico giorno, lo stesso Pietro ha voluto raccontarci la sua odissea. Leggetela qui di seguito, perché tutti noi dobbiamo capire che quando ci mettiamo alla guida non possiamo permetterci di distrarci, perché una nostra distrazione potrebbe costare sofferenze infinite per qualcun altro.
Bollate, Pietro Minora: 40 anni di calvario e l’amicizia con Attanasio. Il racconto
“10 aprile 1985 – 10 aprile 2025.: di solito dovrebbe essere una lieta data di compleanno, ma per il sottoscritto è solo un 40° anno di sofferenze dovute ad un tragico incidente automobilistico che ha cambiato il corso della mia vita. Scontro frontale con una vettura ben più grossa della mia in fase di sorpasso azzardato di un camion, non riuscito, e, non trovando spazio per il rientro nella sua corsia, ha proseguito sulla sua sinistra aprendo la mia vettura come una scatola di sardine. E’ stato appurato che l’autista era alterato per problemi suoi. Sono stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Rho con gravi fratture su tutto il corpo con successiva perdita di ben sei litri e mezzo di sangue; risultato: grazie alla bravura del primario Dott. Franco Capone e della sua equipe, riuscirono a salvarmi la vita. In pratica, seguirono 10 giorni in coma e 6 mesi in trazione completa.
Poi in questi 40 anni si sono succeduti 22 interventi ortopedici, alcuni dei quali complessi, e 100 camere iperbariche all’ospedale Niguarda per curare un’infezione prodotta dall’ultimo degli otto femori sostituiti nel corso degli anni. Purtroppo le 100 camere iperbariche non hanno sortito l’effetto sperato; si è quindi dovuto procedere ad un intervento d’urgenza con l’asportazione dell’acetabolo; giacchè l’infezione stava avanzando verso il Trocantere, osso principale che sostiene tutta la persona. In pratica con questo intervento, hanno evitato la mia prematura dipartita.
Un grazie al Dott. Marco Passarini e collaboratori che con fatica e tenacia, hanno bloccato l’infezione. Riassumendo questi 40anni di sofferenze, come paziente dovrei dire di aver accettato tutto (del resto non potevo fare diversamente) senza mai far pesare il dolore con lamenti e pianginerie varie, collaborando con medici, infermieri, fisioterapisti, personale delle pulizie ecc. Perchè tutti hanno lavorato per migliorare la mia situazione. E il fatto che sono stato allettato per circa 4 anni, dei quali sei mesi a Rho e cinque mesi a Miazzina, sprovvisto di uno degli otto femori che hanno dovuto sostituirmi. In questi 40 anni di dolore fisico è attenuato anche grazie alle cuffie con cassette con musica lirica, dandomi la possibilità di scelta se sacramentare per il dolore fisico o criticare gli interpreti delle opere che stavo ascoltando.
Nel frattempo, tramite familiari, amici e carrozzina, potevo recarmi in teatri vari per ascoltare giovani cantanti in opere che in tempi pre incidente, ascoltavo con i grandi interpreti quali Del Monaco, Cecchele, Di Stefano, Corelli, Kraus ecc.. conosciuti poi personalmente anche a casa loro.
Bollate, l’amicizia con Luca Attanasio
Negli ultimi anni, ho avuto la fortuna di accedere anche a teatri stranieri grazie a biglietti che in via burocratica mi procurava (a pagamento, sia chiaro) il dottor Luca Attanasio, ambasciatore italiano ucciso in Congo belga 4 anni fa, del quale ero amico di famiglia, in quanto sua mamma ha partecipato al mio matrimonio, mentre io con il Coro S.Guglielmo di Castellazzo ho contribuito alla richiesta del Dott. Attanasio, allora console italiano a Casablanca, con cinque canti gospel. Ricordo indelebile perché una persona così non doveva essere uccisa, perché faceva solo del bene…
Naturalmente, anche se non posso più camminare essendo sprovvisto di entrambi i femori, appena posso, con la mia Punto Speciale, faccio visita alla sua tomba per una preghiera al cimitero di Limbiate. La famiglia ha perso un figlio, la moglie ha perso un marito e padre delle sue tre figlie, a questo punto sorge un dubbio:c’è una giustizia divina o no?”.
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