La Lombardia fa da apripista in Italia e approva la prima legge in assoluto che disciplina il settore dei Data Center, i colossi dell’elaborazione dati. Il Consiglio regionale, presieduto da Federico Romani, ha dato il via libera a maggioranza a un testo composto da 10 articoli che punta a colmare un vuoto normativo nazionale, cercando di governare un fenomeno in fortissima crescita.
Data Center in Lombardia, i numeri delle richieste
I numeri del comparto, d’altronde, parlano chiaro: la Lombardia ospita quasi la metà delle strutture italiane, con 67 data center funzionanti su 168 totali. Nei prossimi cinque anni, si stimano investimenti in tutta Italia per 22 miliardi di euro e un fabbisogno energetico di 3 gigawatt: in entrambi i casi, la quota lombarda sarà esattamente il 50% del totale.
Nella nostra zona, a Bollate, sta per sorgere un data center per il quale il fondo americano che lo realizzerà è pronto ad investire una cifra vicina a 1 miliardo e mezzo di euro.
A Paderno Dugnano ci sono due potenziali richieste pronte ad essere formalizzate, mentre a Cesate è già in fase avanzata l’iter per la realizzazione di un nuovo data center.
Nuove regole per i Comuni: compensazioni e timeline di un anno
«Con questa legge Regione Lombardia si dota di una cornice chiara e moderna per governare lo sviluppo dei data center, infrastrutture ormai essenziali per la vita quotidiana, l’economia digitale e l’innovazione tecnologica», ha sottolineato il relatore del provvedimento e Presidente della Commissione Territorio, Jonathan Lobati (Forza Italia). «Il nostro obiettivo è coniugare capacità di investimento e sostenibilità ambientale, favorendo il recupero delle aree dismesse, limitando il consumo di suolo e incentivando l’utilizzo di energie rinnovabili. Introduciamo regole certe e omogenee per i procedimenti autorizzativi e urbanistici».
Data center in Lombardia le novità della legge
Tra le novità principali del testo approvato spiccano alcune novità introdotte dalla legge regionale.
Compensazioni ambientali: I Comuni potranno accedere a forme di compensazione nel caso in cui l’operatore scelga di insediarsi in un’area industriale dismessa (brownfield).
Più tempo per l’adeguamento: I municipi avranno a disposizione una timeline di un anno (e non più solo sei mesi) per allineare i propri piani urbanistici alle nuove regole regionali, all’interno di un sistema che premia i comportamenti virtuosi anziché puntare sulle sanzioni.
Mano pesante sul suolo agricolo: Chi deciderà di costruire su aree verdi o agricole dovrà pagare un contributo di costruzione maggiorato, i cui proventi finanzieranno il ripristino dei servizi ecosistemici.
Per snellire la burocrazia nasceranno inoltre lo “Sportello regionale per i centri dati” (per la gestione del procedimento unico delle autorizzazioni) e una task force di tecnici per sbloccare le autorizzazioni di competenza provinciale (AUA) e regionale (AIA).
Il via libera ha innescato un acceso dibattito in aula. A favore dello sviluppo regolamentato si sono espressi i consiglieri di maggioranza Giulio Gallera (FI), Barbara Mazzali (FI), Michele Schiavi (FdI), Martina Sassoli (Lombardia Migliore), Silvia Scurati (Lega) e Giacomo Zamperini (FdI), concordi nel definire i data center asset strategici per la competitività aziendale.
Critica, invece, l’opposizione. Gli interventi di Emilio Del Bono (PD), Nicola De Marco (M5S), Michela Palestra (Patto Civico), Matteo Piloni (PD), Onorio Rosati (AVS) e Massimo Vizzardi (Gruppo Misto) hanno denunciato «l’assenza del coinvolgimento diretto dei Comuni» e la mancanza di un vero equilibrio ecologico, lamentando che la norma non ponga divieti stringenti all’edificazione nelle aree verdi.
A blindare il testo ci hanno pensato gli assessori competenti. Massimo Sertori (Enti locali, Risorse energetiche) ha ricordato che l’attrattività lombarda dipende da «una rete di distribuzione tra le più stabili e affidabili in Europa», aggiungendo che «il futuro è la digitalizzazione: un processo che va gestito e non subito».
Sulla stessa linea l’Assessore al Territorio Gianluca Comazzi: «I data center sono opportunità di sviluppo per le comunità: con questa normativa abbiamo fissato delle regole e definito un perimetro entro il quale i Comuni e le Province possono gestire il proprio territorio. Senza una legge c’è l’anarchia». L’applicazione pratica della riforma sarà costantemente monitorata da una cabina di regia che riunirà Regione, ANCI, Arpa, Ersaf, Città Metropolitana e Università.




