In aula, davanti alla Corte d’Assise di Monza, Stella Boggio, 33 anni, ha ricostruito la notte del 6 gennaio 2025, quando il compagno Marco Magagna, 38 anni, è morto dopo una coltellata al cuore. È imputata per omicidio volontario aggravato, ma sostiene la legittima difesa.
Stella Boggio di Limbiate a processo per l’omicidio di Marco Magagna di Arese
La donna, agli arresti domiciliari, ha descritto un rapporto segnato da continue aggressioni: “Era dolcissimo all’inizio, poi è diventato geloso. Diceva che ero bugiarda”. Ha raccontato episodi di violenza crescenti, come il compleanno di lui: “Si è offeso perché mi ero addormentata, ha iniziato a spintonarmi”. In aula ha ricordato anche la fuga in pigiama del 5 dicembre: “Mi ha riempito di sberle, ho bussato ai vicini ma non hanno aperto”.
Sulla notte dell’omicidio, Boggio ha ribadito di aver agito per paura: “Mi ha spinto e fatto cadere. Si stava riavvicinando con la mano alzata. Ho preso il coltello solo per spaventarlo”. Poi, il momento del colpo: “Non credevo di averlo colpito finché non l’ho visto accasciarsi”.
Ha aggiunto di non aver mai desiderato fargli del male: “Io l’amavo, volevo risolvere i nostri problemi”.
La Procura sostiene invece il dolo, ritenendo sproporzionata la reazione della donna. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile. La difesa punta al riconoscimento della legittima difesa o, almeno, dell’assenza di intenzione di uccidere. Stella Boggio rischia l’ergastolo.
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