
I carabinieri hanno arrestato arrestato 11 persone accusate di far parte di una banda dedita a furti dai cantieri edili, dopo le indagini partite da un furto commesso a Paderno Dugnano.
Alle prime ore dell’alba, nelle province di Milano, Novara, Gorizia e Pavia, i Carabinieri della Compagnia di Sesto San Giovanni hanno eseguito i fermi emessi dalla Procura di Monza, nei confronti di 10 stranieri di etnia Rom ed un italiano (di età compresa tra i 60 ed i 21anni), tutti considerati responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati e ricettazione di rame, ottone, bronzo, svariati utensili da lavoro per cantieri edili ai danni di ditte e grandi attività commerciali delle province di Milano e Monza – Brianza.
L’indagine, avviata dalla Tenenza di Paderno Dugnano a seguito di un furto di rame perpetrato in data 7 gennaio 2021, ai danni di una ditta con sede in città, ha consentito di acquisire inconfutabili elementi di reità in ordine alla commissione di 31 furti consumati e tentati e 4 episodi di ricettazione, per un danno patrimoniale che ammonta, complessivamente, ad oltre 200.000 euro.
I malfattori, in particolare, individuavano gli obiettivi da colpire all’esito di mirati sopralluoghi, durante l’ordinario orario di lavoro delle aziende, con il pretesto di verificare la disponibilità di materiale ferroso da poter recuperare, salvo poi tornare, durante i periodi di chiusura delle ditte, sfondando i varchi di accesso con mezzi rubati, e razziare la merce, che veniva successivamente ceduta a terzi ricettatori compiacenti (di cui uno destinatario di fermo).
L’attività durata tre mesi ha permesso, nell’immediato, ai Carabinieri di identificare tutti i responsabili e basisti dei furti, riuscendo ad evidenziare sia le modalità di approccio, che di commissione dei reati, documentando gli episodi di ricettazione (riuscendo a recuperare svariata refurtiva, consistente in materiale elettronico, numerosissimi attrezzi da lavoro del settore edile, meccanico e giardinaggio) e di spartizione dei proventi, che avvenivano, alla luce del sole, nella “base operativa” degli indagati, localizzata in un parcheggio antistante i palazzi di via Bolla in Milano.
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