Ennio e Luca, padre e figlio di Limbiate, si sono arresi, ad aprile chiuderanno definitivamente il pub che gestiscono da 11 anni a Muggiò.
Le diverse limitazioni sugli orari di apertura e modalità di consumazione hanno colpito duramente le diverse le attività commerciali legate alla ristorazione, e tra le categorie maggiormente danneggiate rientrano sicuramente i pub per incompatibilità legate agli orari di apertura e modalità di ordinazione.
Molti bar e ristoranti non riapriranno più
Molte attività non riapriranno mai più, e tra queste anche il Public House , storico pub di Muggiò gestito da oltre 11 anni dal limbiatese Luca Sergi e da suo padre Ennio.
“Da marzo 2020 ad oggi abbiamo tenuto aperto si e no per 30 giorni, abbiamo già dato la disdetta al proprietario dei locali, ad aprile la nostra attività cesserà definitivamente- racconta Luca Sergi – il pub apriva dal tardo pomeriggio alle 3 notte, organizzavamo serate danzanti, karaoke, feste e concerti, ora dovremo dire addio all’ attività e i nostri clienti non avranno più un luogo dove ritrovarsi, dove entrare per una birra dopo il lavoro, dove trascorrere una serata in allegria”.
Luca e il padre Ennio gestivano il locale insieme ad una decina di dipendenti e ora sono molto arrabbiati , si sono sentiti abbandonati dal Governo e dalle Istituzioni “ non c’e’ stata nessuna pianificazione, dall’oggi al domani abbiamo dovuto chiudere senza sapere per quanto, senza una previsione, senza un aiuto concreto- si sfoga Ennio Sergi – un danno irreparabile per noi e per i nostri fornitori, chi hanno tolto il diritto al lavoro, la nostra categoria non è stata considerata, un pub non è un bar, non è un ristorante!”.
I soldi spesi per sanificare il locale, per adeguarlo alle nuove norme di distanziamento non sono bastati “ abbiamo speso oltre 1000 Euro per sanificare e comprare gli adesivi da mettere sui tavoli convinti di poter restare aperti e invece- continua Luca – prima hanno permesso alla gente di andare in vacanza e a settembre ci hanno fatto di nuovo chiudere senza considerarci”.
Forniture di prodotti alimentari in scadenza da buttare
Le perdite economiche legate alla chiusura di un locale sono molteplici, oltre alle tasse da continuare a pagare, i proprietari del Public House hanno diverse forniture di cibo e bevande a rischio scadenza e dovranno anche buttare tutto l’arredamento del locale, dal valore iniziale di oltre 60 mila euro “ perché non possiamo aprire anche noi? Perché non ci viene data la possibilità di lavorare mettendo in sicurezza la salute dei clienti e dei dipendenti? Perché gli aiuti economici tanto urlati in televisione non hanno considerato la molteplicità delle spese sostenute dalla nostra categoria? Noi abbiamo sempre dovuto pagare l’affitto al proprietario dell’immobile anche se abbiamo dovuto chiudere per diversi mesi, come potevamo andare avanti ancora per molto?”
Luca e il padre Ennio sono delusi, stanchi e arrabbiati, chiedevano solo di poter riaprire in sicurezza invece tra poche settimane il loro locale abbasserà la saracinesca per sempre. E la sensazione è che il Public House sarà uno dei tanti locali della zona che lascerà i giovani e non solo, senza un luogo di ritrovo.
Manuela Miceli
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