E’ morto oggi a soli 55 anni don Massimo Donghi, parroco di Limbiate dal settembre 2024, già parroco di Cassina de’ Pecchi: lo scorso mese di agosto aveva annunciato pubblicamente la sua malattia e la necessità di sottoporsi a cure importanti che purtroppo non hanno avuto l’esito sperato.
Le comunità di Limbiate e Cassina de’ Pecchi si stringono oggi in un dolore profondo, ma colmo di gratitudine, per la scomparsa di don Massimo Donghi. Il sacerdote ombatteva con coraggio e una trasparenza disarmante contro un tumore, trasformando la sua malattia in un’ultima, potente omelia sulla speranza.
Don Massimo Donghi, un cammino tra la Brianza e la Martesana
Originario di Seveso (nato a Seregno nel 1970), don Massimo era entrato in seminario giovanissimo, subito dopo le medie, seguendo una vocazione solida che lo portò all’ordinazione nel 1996 per mano del Cardinale Martini.
Il suo ministero è stato segnato dal dinamismo e dalla vicinanza ai giovani: a Macherio otto anni come coadiutore, a Besana Brianza: undici anni come responsabile della pastorale giovanile.
A Cassina de’ Pecchi: dal 2015 al 2024, nove anni intensi come responsabile della Comunità Pastorale “Maria Madre della Chiesa”. Qui è diventato un punto di riferimento amato, ricevendo recentemente la benemerenza civica come segno di un legame che la distanza e la malattia non avevano scalfito.
Limbiate: arrivato nel settembre 2024 come responsabile della nuova Comunità Pastorale “Maria Regina del Rosario”, ha guidato la città per poco più di un anno, lasciando però un’impronta indelebile.
“Malato tra i malati”: la testimonianza di don Massimo Donghi degli ultimi mesi
Poco dopo il suo arrivo a Limbiate, don Massimo aveva scelto la via della totale verità con i suoi parrocchiani. In un video messaggio diffuso sui canali social della parrocchia, aveva annunciato personalmente la sua malattia: “Ho un tumore, affidiamo a Maria la nostra strada”.
Non si era nascosto. Aveva raccontato le giornate al Policlinico per la chemioterapia, definendo i compagni di reparto “quasi amici” con cui condividere paure e speranze. In un’intervista a Televalassina in occasione della Giornata del Malato 2026, aveva dichiarato: “In questi mesi sto scoprendo cosa vuol dire essere prete fino in fondo. Essere fragili mi dà l’energia per vivere il mio ministero in modo nuovo.”
Don Massimo Donghi, il ricordo sui social: “Un prete di tutti”
Sui gruppi Facebook locali e nei commenti ai post delle parrocchie, il ricordo è unanime. I fedeli lo descrivono come un uomo schietto, moderno e profondamente umano. Anche i momenti più complessi del passato — come quando nel 2012 finì suo malgrado sulle cronache nazionali per la presenza sulla Costa Concordia — erano stati superati con la sua naturale capacità di ammettere le debolezze e ripartire, guadagnandosi il rispetto anche di chi non frequentava la chiesa.
“Grazie don Massimo per averci insegnato che la croce non si porta da soli”, scrive un parrocchiano di Cassina. “Sei arrivato a Limbiate come un soffio di vento nuovo, troppo presto te ne sei andato”, commenta un fedele limbiatese.
Don Massimo Donghi lascia l’immagine di un pastore che non ha mai smesso di camminare accanto alla sua gente, anche quando il passo si era fatto pesante. La sua eredità resta nelle comunità che ha unito e nel sorriso con cui ha affrontato l’ultimo tratto della sua vita, testimoniando che la fede non è l’assenza di dolore, ma la certezza di non essere mai soli.


