
Sono finiti entrambi in carcere i coniugi della catena di pizzerie Donn’ Angelin. Tra i reati contestati al titolare, uomo 40enne di Lissone e di origine campana, ci sarebbero bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e altri reati fiscali.
I due imprenditori sono stati arrestati questa mattina, 25 febbraio, nell’ambito dell’operazione “Pret-à-manger” della Guardia di Finanza di Monza e si trovano ora in carcere. Sono invece ai domiciliari i due prestanome (tra cui la suocera) che si trovano in Campania. Le Fiamme Gialle stanno procedendo col sequestro preventivo di beni, quote sociali, denaro, titoli e strumenti finanziari sui numerosi conti correnti intestati agli indagati e alle società coinvolte: oltre un milione e 200mila euro che sarebbero provento dei reati commessi. Si tratta principalmente di conti correnti in quanto le auto di lusso su cui viaggiano non erano di proprietà ma in leasing.
Secondo le ricostruzioni e le informazioni filtrate al momento, i due coniugi distraevano a proprio vantaggio i beni delle aziende amministrate e i conseguenti profitti verso altri soggetti economici a loro riconducibili. L’attività di indagine è partita a seguito del fallimento della nota catena che aveva pizzerie a Lissone, Muggiò, Bresso e nella Provincia di Varese, tra cui anche Caronno Pertusella e Cislago.
I finanzieri hanno indagato e avrebbero scoperto che i profitti sono stati illecitamente riciclati e reinvestiti, tra il 2018 e il 2019, a favore di due società, la prima operante nel comparto della moda e titolare di un marchio internazionale pubblicizzato da noti personaggi televisivi (i vip erano all’oscuro di tutta la faccenda), la seconda attiva nel settore della ristorazione. Per quanto riguarda la ristorazione, i finanzieri hanno ricostruito come avessero riaperto modificando il nome della catena perché fosse molto simile dopo aver distratto le somme. Spetterà ora al magistrato che nominerà un curatore capire se i ristoranti attualmente ancora aperti possano proseguire le attività e in che modalità.
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