Quattrocento figli. Sì, avete letto bene. E’ la storia reale del miliardario cinese Xu Bo: ha 48 anni e 400 figli, ma nessuna moglie. Una scelta personale legittima, certo, ma ciò che colpisce è come la ricchezza possa trasformare la genitorialità in qualcosa di completamente nuovo, quasi seriale.
Qui non è in discussione il modello di famiglia, oggi sempre più vario e fluido. Il punto è un altro: quando la nascita di un figlio diventa replicabile su larga scala attraverso l’utilizzo di tecnologia e madri “surrogate”, siamo ancora dentro una relazione o dentro una logica produttiva? Un figlio non dovrebbe essere un bene accumulabile, ma un rapporto che richiede tempo, presenza e responsabilità. Quattrocento figli pongono una domanda inevitabile: è possibile essere davvero padre per tutti?
Questa vicenda però evidenzia anche un tema più ampio: il potere della ricchezza di superare limiti che per gli altri restano invalicabili, il voler espandere all’infinito il proprio patrimonio genetico quasi a voler eternare la propria presenza sulla Terra. Se tutto diventa possibile, non tutto diventa automaticamente giusto. E resta sullo sfondo una questione fondamentale: quella delle madri surrogate e delle condizioni in cui “operano”.
In definitiva, il caso Xu Bo non riguarda solo una scelta individuale. Interroga la nostra epoca: se tutto è possibile, dove mettiamo il limite? E cosa vogliamo ancora chiamare umano?
Piero Uboldi




