La scorsa settimana titolavamo in prima pagina “Impotenti contro i violenti”, denunciando il caso di un molestatore rimasto a piede libero solo perché protetto dallo status di richiedente asilo. Oggi, a pagina 20, la cronaca ci costringe a raccontare un paradosso ancora più inquietante.
Due uomini forzano un posto di blocco dei Carabinieri. Ne nasce un inseguimento folle che termina con uno schianto contromano. Scrivo queste righe con un brivido: ero su quella stessa strada solo due minuti prima dell’impatto, se fossi passato due minuti dopo, forse non sarei qui a raccontarlo.
Uno dei fuggitivi è stato fermato: straniero, irregolare, senza fissa dimora, con precedenti penali e vari decreti di espulsione rimasti carta straccia. Sull’auto, di provenienza illecita, pare siano stati trovati anche arnesi da scasso. Eppure, davanti al Giudice, all’uomo è bastato negare ogni responsabilità e che non era lui alla guida per essere rimesso in libertà.
Oggi è di nuovo chissà dove, pronto forse a risalire su un’auto o a impugnare quegli arnesi. Mentre il dibattito politico si incaglia sulla legittimità o meno dei centri in Albania, la realtà resta un’altra: i cittadini si sentono ostaggio di un sistema che sembra tutelare l’irregolarità più della sicurezza. È necessario fare qualcosa, subito, perché la soglia della sopportazione è stata ampiamente superata.
Piero Uboldi
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