Assumevano falsi dipendenti per poi licenziarli e fargli prendere il sussidio di disoccupazione. Acquistavano di tutto, dalle auto ai pellets ai prodotti alimentari, con false garanzie per poi rivendere e sparire senza pagare ed infine portavano al fallimento pilotato società lasciando i creditori a mani vuote.
Ci sono 9 persone arrestate e 123 segnalate all’autorità giudiziaria nella maxi operazione conclusa oggi dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Varese. I soggetti arrestati sono indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa in materia di erogazioni previdenziali, bancarotta fraudolenta e documentale, ricettazione e truffa aggravata verso ignare imprese commerciali.
Sono stati inoltre eseguiti sequestri preventivi di somme di denaro depositate sui conti bancari e beni mobili ed immobili riconducibili agli indagati pari a circa 1 milione di euro.
Le indagini del Gruppo di Varese, durate circa 2 anni e mezzo e coordinate dalla locale Procura della Repubblica, hanno consentito di segnalare all’Autorità giudiziaria, 123 soggetti tra promotori, organizzatori dell’associazione e percettori delle indennità di disoccupazione, ed accertare un danno complessivamente quantificato in circa 7,5 milioni di euro. Sono i numeri della Operazione Hydra, che ha permesso di disarticolare un agguerrito sodalizio criminale, con ramificazioni in Lombardia e che, attraverso una strutturata organizzazione di attività e mezzi, esercitava svariate attività delittuose sull’intero territorio nazionale.
In particolare, mediante il controllo di n. 82 società intestate a prestanome compiacenti, il sodalizio
simulava fittizie assunzioni e giornate lavorative, per consentire a n. 92 falsi dipendenti, una volta licenziati, di beneficiare dell’indennità di disoccupazione, incamerando una parte degli illeciti proventi il cui computo complessivo è stato quantificato in circa 1 milione di euro. Di grande utilità, in tal senso, si è rivelata la collaborazione con il locale istituto Previdenziale, avendo fornito i
necessari riscontri durante le attività ispettive.
Le società sono state utilizzate anche per perpetrare centinaia di truffe ai danni di onesti imprenditori italiani ed esteri per circa 3 milioni di euro: gli appartenenti all’organizzazione, infatti, simulando ampie garanzie riguardo la propria solvibilità, acquistavano ingenti quantitativi di merce nei settori dell’edilizia, del bio-riscaldamento e della somministrazione di alimenti e bevande, pagando, tra l’altro, per mezzo di titoli di credito emessi senza provvista ovvero bonifici bancari garantiti da false fidejussioni; ottenuta la disponibilità delle merci, le stesse venivano immediatamente rivendute in altre regioni o, come nel caso di alcune autovetture di grossa cilindrata e di alto valore economico, esportate in Bulgaria, reimmatricolate e successivamente ricondotte in Italia, a disposizione del sodalizio.
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