Si ipotizza uno sconto di pena nel processo per la strage di Paderno Dugnano. Anche durante la prima udienza davanti alla gip per i minorenni di Milano Laura Margherita Pietrasanta.
Strage di Paderno, sconto di pena per Riccardo?
Riccardo Chiarioni necessita di “cure specifiche” perché “viveva tra la realtà e la fantasia, voleva rifugiarsi in un mondo fantastico e per raggiungerlo era convinto di doversi liberare di tutti gli affetti”. Lo ha ribadito lo psichiatra Franco Martelli che nella sua relazione lo ritiene parzialmente incapace di volere. È l’esito dell’esame predisposto dalla procura il cui esito si discosta in parte da quello della difesa per cui il ragazzo era totalmente incapace di intendere e di volere tra il 31 agosto e il 1 settembre. Quella notte Riccardo, diventato maggiorenne un mese più tardi, ha ucciso con 108 coltellate l’intera famiglia nella loro villetta in via Anzio nel quartiere di Incirano a Paderno Dugnano.
L’assenza di un movente e quel “volevo essere immortale”
Una strage senza precedenti che ha lasciato tantissimi interrogativi ancora senza risposta. Non vi sarebbe ancora un movente definito e per questo si indaga nella mente del ragazzo. Secondo il perito dell’accusa, Riccardo “aveva il suo spazio di libertà limitato”, cioè una capacità di intendere ridotta. Lo avrebbe raccontato anche nel primo interrogatorio nelle ore successive alla mattanza. “Volevo essere immortale. Uccidendoli avrei potuto vivere in modo libero”. Per questo sono state predisposte le perizie che hanno comunque fatto emergere un disagio e un malessere profondo. Ora la parziale o la totale infermità mentale sarà oggetto di discussione nella fase processuale. Riccardo è accusato di omicidio volontario pluriaggravato, anche dalla premeditazione. In questo scenario di perizie e controperizie è ipotizzabile una riduzione della pena anche per la scelta del rito abbreviato.
Il nonno materno a Rai Uno: “Era ed è un ragazzo d’oro”
“Non gli parlo mai del passato, ma del futuro: scuola, studio, cosa fa. Giro alla larga da quello che è accaduto e piange. Cerco di consolarlo, posso fare solo questo”. Sono le parole del nonno che ha parlato ai microfoni La vita in diretta di Rai Uno. In due minuti conferma che nonni e zii non lo stanno lasciando solo. “Visto che non ho più mia figlia, mio genero, mio nipote: mi è rimasto solo lui. Credo sia il volere di sua madre di continuare ad aiutarlo e questo lo sto facendo”. In tutti questi mesi non l’hanno mai abbandonato. Vanno in visita da lui una volta alla settimana nel carcere minorile di Firenze, da dove si trova dallo scorso ottobre dopo un primo mese trascorso al Beccaria a Milano. “Sa di averci dato del dolore e il suo dispiacere lo leggo dalle lacrime: le parole contano poco. Io aspetto e non glielo chiederò mai, prima o poi lui dirà qualcosa”, racconta il nonno. “Era un ragazzo d’oro e lo è tuttora. E per me lo sarà per tutta la vita”, conclude il nonno.
Perché alcuni articoli non sono firmati?
Perché sono il risultato di un lavoro collettivo.
Dietro ogni notizia su queste pagine, ci sono giornalisti che da oltre 30 anni raccontano con passione la cronaca locale.
Quando un articolo non porta una firma, è perché è frutto del nostro impegno condiviso: un’informazione costruita insieme,
con la serietà che ci contraddistingue.
Edicola digitale | Canale Telegram




