La scorsa settimana al carcere di Bollate (che ha l’ingresso su Baranzate) è accaduto un episodio grave e preoccupante, che lascia presumere tensioni e rivalità interne tra detenuti. Secondo le prime ricostruzioni, come spiegano note sindacali del Sappe e dell’Osapp, un parapiglia sarebbe scoppiato in serata, in concomitanza con la chiusura delle camere detentive del 4° piano.
Il tempestivo intervento dell’unico agente di Polizia Penitenziaria presente nel turno serale ha scongiurato conseguenze ben più gravi, riuscendo a contenere una situazione che, vista la presenza di armi rudimentali brandite da alcuni detenuti, avrebbe potuto facilmente degenerare in una tragedia. Successivamente, l’intervento di rinforzi ha permesso di ripristinare l’ordine e la sicurezza all’interno del reparto detentivo. Ciò che deve far riflettere in tale situazione, come sottolineano le forze sindacali della Polizia penitenziaria, è però il fatto che inizialmente fosse presente un solo agente.
“L’eroismo degli agenti suppplisce alle carenze strutturali”
I sindacati parlano di ciò come di una “prassi consolidata, e drammaticamente accettata” qual è l’impiego di una sola unità di Polizia Penitenziaria per ciascun reparto, durante i turni serali e notturni, con una media di 160/170 detenuti per agente: “Una sproporzione allarmante – spiega la Osapp Lombardia – che si inserisce in un quadro generale in cui l’istituto ospita circa 1300 soggetti reclusi. Questa condizione non solo espone il personale a rischi elevatissimi, ma mina alla base ogni possibilità di controllo efficace, prevenzione dei conflitti e tutela della sicurezza interna. È inaccettabile che, in un sistema che dovrebbe garantire ordine e legalità, si continui a operare in condizioni di tale squilibrio, dove l’eroismo quotidiano degli agenti supplisce alle gravi carenze organizzative e strutturali”.
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