Blitz in una fabbrica-dormitorio a Baranzate, sanzioni per oltre 130mila euro.
Costretti a lavorare per 90 ore alla settimana per 4 euro all’ora: arrestato imprenditore cinese Lavoravano con turni massacranti che arrivavano fino a 90 ore settimanali, quasi 13 ore al giorno domenica inclusa, senza riposo, come schiavi, pagati solo 4 euro all’ora in un capannone in cui si realizzavano capi d’abbigliamento, senza il rispetto delle più elementari norme di sicurezza. Ma qualcuno si è ribellato a quella “schiavitù” e così un imprenditore di origine cinese è stato arrestato a Baranzate dai carabinieri del Nucleo per la Tutela del Lavoro e dai militari della Tenenza di Bollate con l’accusa di caporalato.
L’uomo, amministratore di una ditta con sede appunto a Baranzate, è finito nei guai con l’accusa di aver sfruttato dieci operai cinesi, sei dei quali lavoravano in nero e tra essi cinque risultavano pure irregolari sul territorio nazionale. L’operazione è scattata il 13 maggio scorso ma è stata resa pubblica solo martedì, attraverso una nota diffusa dall’Arma.
Blitz in una fabbrica-dormitorio a Baranzate: la denuncia di un lavoratore
L’inchiesta è partita grazie alla denuncia di uno dei lavoratori, esasperato dalle condizioni di sfruttamento e, soprattutto, da continui maltrattamenti che subiva. Il dipendente avrebbe anche subito un’aggressione da parte del titolare lo scorso febbraio, dopo aver chiesto il pagamento di 10mila euro di stipendi arretrati. Le percosse gli hanno provocato lesioni giudicate guaribili in 45 giorni.
Durante il blitz nello stabilimento, i carabinieri hanno scoperto una situazione al limite: ambienti di lavoro insalubri, orari massacranti, paghe ben al di sotto dei minimi previsti e gravi violazioni delle norme di sicurezza. In un estremo tentativo di sfuggire ai controlli, due operai hanno perfino cercato di nascondersi nel vano montacarichi sul tetto. Grazie alle testimonianze raccolte, gli investigatori sono riusciti a individuare il vero gestore dell’azienda, formalmente intestata al figlio ma, secondo gli inquirenti, solo per mascherare la sua reale posizione. Il titolare è stato arrestato in flagranza di reato.
L’attività è stata immediatamente sospesa e all’imprenditore sono state inflitte ammende per 95mila euro, oltre a sanzioni amministrative pari a 39mila euro. L’intervento delle forze dell’ordine ha così messo fine a un sistema di sfruttamento che trasformava la fabbrica in una vera e propria prigione per lavoratori irregolari.
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