Bollate, la Regione in campo per difendere i falò.
I falò rituali di Sant’Antonio, che a Bollate rappresentano una tradizione ancora forte e consolidata, si possono fare o no? A gennaio il Comune di Bollate ha negato l’autorizzazione ad accendere un falò poiché gli organizzatori si erano premurati di chiedere il permesso, e quel falò non è stato fatto. Gli altri sono stati accesi: evidentemente senza chiedere l’autorizzazione ma (in diversi casi) dandone semplice comunicazione. E’ giusto fare così o era giusto chiedere l’autorizzazione? Non è chiaro, perché la normativa nazionale non contempla il caso dei falò rituali.
Bollate, la Regione vuole difendere i falò
Ma ora si sta andando verso un chiarimento a livello regionale. Infatti martedì 6 febbraio c’è stato un intervento chiarificatore in Consiglio regionale da parte dell’assessore all’Ambiente e Clima, Giorgio Maione: i Comuni e i sindaci – ha spiegato – devono verificare che in occasione dei falò non vengano bruciati rifiuti. Dunque non c’è un divieto, ma un controllo.
E sulla questione sarà a breve presentata una mozione da parte di due consiglieri di Lombardia Ideale e Lega, Giacomo Cosentino e Alessandro Corbetta: “I falò rituali sono parte della storia lombarda – spiegano – una tradizione che da secoli accompagna i nostri territori e che rappresenta un’occasione di aggregazione sociale. Per questo presenteremo una mozione che vada a tutelare questa pratica e lavoreremo insieme alla giunta regionale per valorizzare e promuovere sotto il profilo culturale una celebrazione tipicamente lombarda.
I falò rituali sono patrimonio della cultura lombarda: pensiamo a quello di S. Antonio (attorno al 17 gennaio), della Giubiana (alla fine di gennaio), della Cacciata di Gennaio (al 31 gennaio); ma anche a quelli di dicembre, in occasione del giorno dell’Immacolata e di S. Lucia, oppure del Carnevale e del giorno di S. Giuseppe (19 marzo). Si tratta di eventi di identità territoriale che non vogliamo disperdere”.


