Sono saliti a 70 i pacchi di viveri ogni due settimane, consegnati a nuclei familiari oltre la metà dei quali sono italiani: è quanto emerge dalle ultime statistiche della Caritas parrocchiale di Caronno Pertusella, che ormai da anni ha incrementato le raccolte di cibo e vestiti per far fronte alle nuove povertà.
Caritas, sempre più italiani e chi ha perso il lavoro: “Emergenza grave”
Sì, perché sono in sensibile aumento coloro che hanno perso il posto di lavoro, finendo in cassa integrazione o in mobilità, a causa di una crisi economica che – finita l’emergenza Covid – non accenna a dare tregua. “Stiamo vivendo un periodo molto duro – mette in evidenza il volontario Luciano Viganò, descrivendo una situazione specchio della realtà nazionale – Il solo fatto che gli italiani a cui consegniamo il pacco di alimenti sono oltre il 50% rende l’idea della gravità dell’emergenza”.
Fra gli italiani che si rivolgono in Caritas alla ricerca di cibo e vestiti ci sono persone che avevano un lavoro sicuro (come impiegati, operai e muratori), i quali si sono ritrovati con moglie e figli a non arrivare più alla fine del mese: per questo si rivolgono alla Caritas. Nei pacchi, differenziati per i musulmani, ci sono legumi e carne in scatola, tonno, pasta, riso latte, olio d’oliva, zucchero e biscotti. “A Natale – aggiunge Viganò – abbiamo dato, a seconda del numero di componenti della famiglia, anche i buoni spesa del Tigros”.
Caritas e le nuove emergenze: bisogni che vanno oltre i pacchi alimentari
La Caritas, per quanto possibile, viene anche incontro a richieste personali. Per esempio l’esigenza di una baby sitter da parte di una ragazza bisognosa di lavorare dalle 18 a mezzanotte in una pizzeria: “Non sapeva a chi lasciare la figlia – racconta Viganò – e abbiamo trovato una famiglia che si è resa disponibile a prendersi cura della bambina”. Precisa quindi che “ci sono nuclei familiari che hanno un bisogno che va oltre il pacco”.
Non solo le bollette: l’imbarazzo di chi chiede aiuto
A testimoniare la difficile situazione, infatti, è anche l’aumento dei caronnesi che non riescono più a pagare le bollette, con la spada di Damocle di vedersi tagliare la corrente e il gas o di essere sfrattati perché non possono più pagare l’affitto: in loro aiuto vengono sia la Caritas (utilizzando i fondi delle offerte in chiesa e dei benefattori) e il Comune, che stanzia ogni anno una quota a bilancio nel capitolo dei Servizi sociali. Con quale animo le persone vi chiedono aiuto? “Inizialmente c’è forte imbarazzo da parte di chi non ha mai avuto problemi economici, ma lo stato di bisogno fa superare qualsiasi reticenza – rispondono i volontari – Noi, comunque, cerchiamo di mantenere la massima discrezione. A suscitare tristezza è che questi cittadini, spesso, si sentono senza prospettive, non credono di attraversare una fase transitoria”.
L’emergenza freddo e le altre necessità della Caritas
La Caritas è aperta, nella sede accanto alla chiesa di Santa Margherita, il martedì e il giovedì dalle 9 alle 11. La Caritas, attraverso il Centro di Ascolto, svolge anche il servizio “guardaroba”, al quale si rivolgono in primis gli extracomunitari, che possono così recuperare indumenti in buono stato. “In questo periodo c’è necessità di coperte, piumoni e cappotti per difendersi dal freddo – rende noto Giovanni Merlini – Anche da noi sono in netto aumento gli italiani, ma stanno arrivando soprattutto le badanti, che in zona sono tantissime e non ce la fanno a tirare avanti”. La sede del Centro di Ascolto è aperta, accanto alla Caritas, il sabato pomeriggio su appuntamento, chiamando il centralino della Caritas.
Redazione web
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