Cesate, “Chiedo di andare in pensione con 30 anni di contributi per assistere mia figlia disabile”.
Gherta Arnaboldi ha 52 anni, è infermiera e mamma sola, separata dal 2018. Lavora da ventisette anni nella clinica Villa Bianca di Limbiate, dove copre anche i turni di notte per guadagnare qualcosa in più. Oggi, dopo anni di sacrifici, chiede che il Governo riconosca ai genitori soli con figli disabili gravi il diritto alla pensione anticipata dopo trent’anni di contributi.
La figlia Chiara, 17 anni, è affetta da tetraparesi spastica. Nata prematura alla 28esima settimana, dopo un parto che ha messo a rischio la vita di entrambe, oggi frequenta il terzo anno dell’indirizzo di grafica multimediale a Saronno, nella sezione dedicata agli studenti con disabilità e sta svolgendo uno stage al centro diurno Nazareth di Arese. “Chiara è intelligente e solare, ma non cammina: è in carrozzina e non può essere lasciata sola nemmeno per pochi minuti”, racconta la madre. Oltre a Chiara, Gherta ha altre due figlie: Veronica, 23 anni, che vive con lei a Cesate e l’aiuta quando la madre lavora di notte e Serena, che vive fuori casa.
“I miei genitori hanno 85 anni e non riescono più a sostenermi come prima. Una volta alla settimana viene una conoscente a far compagnia a Chiara, la pago di tasca mia, ma per il resto è tutto sulle mie spalle”. Nonostante la legge 104, che le consente di ridurre l’orario di lavoro, conciliare turni e notti, l’assistenza alla figlia resta un’impresa quotidiana. “Ogni volta che esco di casa Chiara piange”. A scuola è seguita da un’educatrice per 18 ore alla settimana, ma c’è un giorno in cui il servizio manca. Gherta ha chiesto al Comune di Cesate un supporto aggiuntivo, ma non è semplice trovare educatori disponibili. Lasciare il lavoro non è un’opzione: “Ci sono le spese, il mutuo, le bollette: come potrei andare avanti?”.
“Chiedo la pensione per assistere mia figlia disabile”. L’appello al Presidente Mattarella e alla premier Meloni
Oggi Gherta ha 27 anni di contributi e sogna una legge che le permetta, tra tre anni, di lasciare il lavoro per dedicarsi completamente alla figlia. Dopo la recente sospensione da parte del Governo dell’“Opzione donna”, la misura che permetteva alle lavoratrici con familiari disabili di accedere alla pensione anticipata, non esistono più strumenti equivalenti.
“Non voglio privilegi o la pensione piena di chi ha lavorato quarant’anni, ma una rendita minima che mi permetta di vivere con dignità e assistere mia figlia come merita”. Per ora i suoi appelli non hanno avuto risposta, ma Gherta non si arrende. Intende scrivere una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e procedere con una raccolta firme. “Non sono la sola in questa situazione, ci sono molti altri genitori in difficoltà, come me. Se ci uniamo, forse ci ascolteranno.
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