Garbagnate, come funzionano le Cure palliative in ospedale?
All’interno del complesso dell’ospedale di Garbagnate è presente anche l’Hospice, una struttura rinomata e all’avanguardia nel campo, purtroppo triste ma importante, delle cure palliative.
Per comprendere meglio l’attività dell’Hospice di Garbagnate, abbiamo intervistato la dottoressa Maria Carmen Toia Direttore Hospice.
Garbagnate, Cure palliative intervista a Maria Carmen Toia, direttrice Hospice
Come è arrivata a dirigere l’Hospice?
“Ho intrapreso gli studi alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano, dove li ho conclusi nel 1994 con una tesi di laurea incentrata sulla terapia del Sarcoma di Kaposi nei malati HIV positivi (ho iniziato a frequentare l’Uo di Malattie Infettive diretta dalla Dr.ssa Cargnel presso il Polo Ospedaliero di Vialba Ospedale Sacco ancora durante il Corso di Laurea e lì sono rimasta anche dopo la Specializzazione, per circa 10 anni globalmente).
E’ stato un percorso formativo e personale molto importante ed intenso: erano gli anni dell’esplosione dell’infezione da HIV ed il contatto con la malattia e la sua ineluttabilità era quotidiano. Probabilmente lì è iniziato il mio interesse per un approccio più globale al malato e quando è arrivata una proposta di lavoro presso l’Uo di Cure Palliative e Terapia del Dolore di quella che ora è Asst Ovest Milano è stato naturale accettare e dare una svolta alla mia vita professionale.
Nel 2014 è iniziata la mia esperienza lavorativa presso l’Uo di Cure Palliative della nostra Asst, accanto al dottor Sofia, allora Responsabile della Struttura. Dal 2022 sono Responsabile dell’Uo di Cure Palliative e del Dipartimento Interaziendale di Cure Palliative”.
Come è giunta ad occuparsi nello specifico della lotta contro il dolore?
“Dopo anni vissuti a gestire i malati sieropositivi e dopo aver scelto di lavorare in una struttura di Cure Palliative e Terapia del Dolore, occuparmi di questo è stata una scelta, non un ripiego. Sinceramente credo di aver fatto la scelta migliore e più coerente con le mie inclinazioni. Nel corso degli anni è apparso evidente come la gestione del sintomo dolore sia trasversale a tutte le discipline mediche, nessuna esclusa”.
Cure palliative: l’importanza del volontariato
Ci sono strutture di volontariato che operano all’interno del reparto?
“Certamente, non dimentichiamo che il Terzo Settore è sempre più presente nelle realtà ospedaliere e nel territorio, con specificità e caratteristiche diverse in relazione all’ambiente in cui opera. Ormai da molti anni nella nostra UO di Cure Palliative operano i Volontari dell’Associazione Presenza Amica della quale il Presidente, il Prof. Furio Zucco, è cuore pulsante. A lui il ringraziamento per le iniziative di formazione dei volontari, l’entusiasmo, la tenacia, e la spinta a credere fermamente nel valore di ciò che si fa”.
Qual è lo scopo dell’associazione?
“Le Associazioni di Volontariato ormai operano secondo modelli e protocolli, che non lasciano nulla al caso. Le Associazioni di Volontariato sono iscritte in un Registro Nazionale e accedono ai Reparti solo se rispondenti a determinati requisiti. Tutto ciò che viene fatto in Reparto e al domicilio dei nostri malati è documentato. La preparazione e la formazione sono fondamentali. Nulla si improvvisa: bisogna sapersi mettere accanto ai malati e alle loro famiglie. I Volontari di Presenza Amica sono formati per questo in maniera continua, anche attraverso degli incontri programmati con una psicologa”.
Come si integra l’associazione con le attività garantite dalla Struttura?
“Le attività dei Volontari ben si integrano nelle attività del Nostro reparto: a volte si tratta di fare compagnia ad un malato, di leggere un libro insieme a lui, di ascoltare della musica. Spesso sono di supporto alle attività di infermieri e Oss (ad esempio possono aiutare nella movimentazione o nell’alimentazione se consentito dal personale medico/ infermieristico). All’inizio di ogni turno i volontari prendono informazioni relative ai singoli malati e sanno esattamente cosa possono fare per ciascuno di essi. Al domicilio sostanzialmente sono di conforto ai malati e di sostegno ai familiari, permettendo loro un momento di sollievo con la loro presenza”.
Rifarebbe lo stesso percorso della sua carriera?
“Assolutamente sì. Qualche giorno fa, dopo una giornata particolarmente impegnativa e dopo un accesso domic i l iare altrettanto impegnativo, raccontando la giornata a mia sorella mi sono trovata a dirle che il mio è forse il lavoro più bello e completo che può fare un medico”.
Quali sono le difficoltà nel dirigere una struttura come questa?
“Molta burocrazia e a volte meno tempo per continuare a fare il medico. A volte è difficile fare comprendere alle persone con cui lavoro che ci sono regole che vanno considerate e rispettate, che è importante e fondamentale la qualità del nostro lavoro, ma che occorre anche dimostrare nei fatti ciò che si fa (i famosi numeri), perché poi su quello veniamo giudicati a livello Direzionale. Dimostrare di essere in grado di rispondere a quanto richiesto negli obiettivi è fondamentale per l’Asst e per l’Uo stessa”.
Progetti in cantiere?
“Progetti in via di partenza sono quelli formativi: quello interno, con il fondamentale supporto del Prof. Zucco, che inizierà a metà aprile e terminerà a dicembre con 8 lezioni tenute da colleghi, allo scopo di sviluppare argomenti individuati dagli operatori stessi con lo scopo di sviluppare le competenze in maniera trasversale. Quello già menzionato e voluto dal Dipartimento Interaziendale di Cure Palliative ed aperto ai Colleghi di altre Uo con l’obiettivo di fornire gli strumenti per l’individuazione precoce dei bisogni di Cure Palliative nei malati degenti nelle varie Uo. È già iniziato un progetto che ha visto la creazione di un Pdta, per la gestione dei malati affetti da Sla. Ci sono poi progetti in via di realizzazione con i Volontari di Presenza Amica”.
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