Il direttore generale dell’Asst Rhodense, Marco Bosio, fa il punto su ospedale, medici e servizi a Garbagnate.
Il Notiziario ha incontrato e intervistato il dottor Marco Bosio, Direttore Generale dell’Asst Rhodense, chiedendogli di illustrare i segni della svolta, a sei mesi dall’incarico che ha ricevuto per guidare i nostri ospedali.
Garbagnate, ospedale, medici, servizi: parla il direttore
“Sei mesi sono pochi per vedere delle reali svolte. Quello che abbiamo cercato di fare in questi mesi è innanzitutto consolidare la macchina organizzativa, sia dal punto di vista sanitario che amministrativo. Abbiamo cercato di valorizzare e di ascoltare il più possibile le voci dei professionisti, anche attraverso il Collegio di Direzione, composto dalla Direzione Strategica e dai Direttori dei dipartimenti. Uno dei “focus” che abbiamo affrontato in questo periodo è quello legato all’area del Pronto Soccorso, un’area nevralgica in quanto è il primo accesso alle nostre strutture. Abbiamo cercato di rafforzarlo, aumentando anche l’organico e introducendo il “caring assistant”, una figura professionale appositamente formata, deputata a dare informazioni e agevolare la comunicazione con i pazienti e i familiari. Presso il presidio di Rho abbiamo anche istituito un Ambulatorio di codici minori, attivo nel weekend, in modo da rafforzare il servizio nei giorni della settimana in cui i medici di medicina generale non sono presenti. Abbiamo lavorato sul meccanismo organizzativo, in modo che il paziente venga gestito nella maniera più rapida possibile e stazioni nel PS il minor tempo possibile.
In questi mesi abbiamo affrontato anche il tema della “presa in carico del paziente cronico”, argomento correlato ai tempi di attesa. Già prima della pandemia Regione Lombardia aveva investito molto sulla presa in carico del paziente cronico. L’obiettivo è quello di lavorare in sinergia con i medici di medicina generale per fare in modo che le persone affette da cronicità, che sono in carico ai medici di medicina generale, abbiano un percorso definito, riservando degli “slot” nelle agende di prenotazione, in modo che non sia il paziente a doversi occupare della prenotazione di prestazioni ambulatoriali, ma che sia il medico stesso a farsene carico. Questa attività è molto importante se si pensa che i pazienti cronici sono oltre 35% della popolazione e assorbono circa il 70% delle risorse del sistema sanitario nazionale. Per quanto riguarda invece l’attività di ricovero, stiamo lavorando per ottimizzare le liste d’attesa. Per gli interventi chirurgici abbiamo strutturato una programmazione delle sedute di sala operatoria, rivedendo anche il percorso del pre ricovero. Sono stati aumentati anche gli slot operatori, cercando di programmare al meglio e in base alla lista d’attesa che viene vista a livello centrale”.
Garbagnate, ospedale: il recente hackeraggio
Quali segni ha lasciato il recente hackeraggio sulla struttura?
“Non possiamo dire che non siano stati lasciati segni, ma nonostante l’hackeraggio, che è stato molto violento e le cui conseguenze stiamo subendo ancora oggi, abbiamo comunque sempre garantito i servizi: i PS sono sempre stati aperti, l’attività ambulatoriale e di ricovero chirurgica è continuata. Abbiamo garantito i servizi grazie alla collaborazione di tutto il personale, che ha gestito le attività in modo cartaceo. I pazienti se ne sono accorti, ma credo solo in parte; sulla radiologia, ad esempio, dove abbiamo dovuto rimandare alcuni esami perché le apparecchiature radiologiche sono legate esclusivamente a dei computer”.
Avete provveduto al rinforzo della rete?
“I sistemi informatici, per definizione, sono tutti fragili. Noi eravamo strutturati come cybersicurezza per fare in modo di eliminare il rischio di un attacco. Il problema è che il rischio zero non esiste, per cui tutte le strutture sono attaccabili. Noi avevamo un livello di sicurezza buono, ma purtroppo non è stato sufficiente per evitare di essere attaccati” .
Garbagnate, ospedale: l’organizzazione
Come intende procedere per caratterizzare l’ospedale di Garbagnate come eccellenza?
“Non ritengo si tratti esclusivamente di una questione di eccellenza o meno. A mio avviso credo sia importante che i nostri ospedali siano in grado di rispondere ai bisogni della nostra popolazione, peculiari e differenti in ogni territorio. Ogni struttura ha la sua mission. Noi abbiamo una caratteristica prettamente territoriale perché abbiamo un grande territorio da servire. Abbiamo Presidi Ospedalieri e strutture territoriali che dobbiamo migliorare, per fare in modo che le persone del nostro territorio trovino il soddisfacimento dei loro bisogni all’interno delle nostre strutture, al di là di alcune prestazioni altamente specialistiche che è giusto vengano erogate in strutture ad alta specialità”.
Qual è la consistenza numerica del personale nelle varie categorie, tra ausiliari, medici, eccetera?
“Stiamo assumendo in maniera importante, ma, come in altre realtà, non si trovano alcuni professionisti come anestesisti, medici d’urgenza, radiologi, etc”.
Parliamo di reali aggiornamenti professionali dei dipendenti…
“L’obiettivo della direzione strategica è quello di fare in modo che i professionisti siano soddisfatti e contenti di lavorare nella nostra Asst, sia dal punto di vista professionale sia per le relazioni che si instaurano, dato che siamo in un contesto più piccolo e forse più “familiare”. Teniamo molto alla formazione professionale, che fa parte del percorso di ogni professionista”.
Essendo la nostra struttura abbastanza nuova, si pensa di riuscire a mantenerla sempre all’apice della tecnologia?
“Garbagnate certamente è un ospedale nuovo e questo è indiscutibile. La Regione sta finanziando, attraverso il Pnrr, grandi interventi strutturali e non solo. A Garbagnate abbiamo sostituito una risonanza ed in questo momento ne stanno sostituendo un’altra, attività che sarà completata entro il 20 luglio; a settembre sostituiremo la risonanza presente a Rho, per cui diciamo che il livello tecnologico è elevato e soddisfacente rispetto a quelli che sono i bisogni”.
Come intende affrontare la carenza di medici di medicina generale?
“Questo è un problema Nazionale/ Regionale. Noi stiamo cercando, come ASST, di mettere a disposizione degli ambulatori per fare in modo di facilitare alcuni medici che sono all’inizio della professione e magari hanno elevate spese da affrontare. Da noi possono trovare sinergie. Da questo lato anche le Amministrazioni Comunali ci stanno aiutando perché ci sono alcuni Comuni che stanno mettendo a disposizione luoghi dove collocare i medici di medicina generale. Purtroppo c’è un problema generalizzato di carenza di risorse: manca la figura professionale del medico di Medicina Generale, ma auspichiamo che nei prossimi anni la criticità si possa risolvere”.
Quali progetti finanziati dai fondi Pnrr state pianificando?
“Complessivamente abbiamo investimenti per 41 milioni di euro; quelli per le Centrali Operative territoriali (Cot) di Arese, Bollate, Garbagnate, Corsico e Passirana sono terminati e i Cot sono in attività, quelli per le varie Case di Comunità e per gli Ospedali di Comunità di Bollate e Passirana sono in corso, in rispetto dei tempi”.
Quali strategie si stanno adottando per valorizzare la medicina di prossimità?
“La questione della presa in carico è anche quella un esempio di prossimità; la grande sfida è quella delle strutture territoriali che stanno nascendo, ovvero le case di Comunità che devono essere non solo luoghi fisici, ma un modello organizzativo tale per cui le persone trovano soddisfacimento al bisogno vicino al territorio senza andare all’ospedale; su questo dobbiamo essere in qualche maniera anche proattivi, cercare di non aspettare le persone che arrivino, ma cercare di intercettare i bisogni prima. A tale riguardo mi sembra importante sottolineare l’importanza della figura dell’infermiere di famiglia. Attualmente ne abbiamo in servizio circa 30, ma dovremmo arrivare ad averne circa settanta. Questa è una figura importante perché potrebbe andare al domicilio delle persone, segnalate dal medico di medicina generale, per fare assistenza in loco”.
Come vengono coinvolte le amministrazioni comunali e le associazioni nel processo decisionale?
“Le amministrazioni comunali sono continuativamente coinvolte, con contatti molto frequenti con i Sindaci. Inoltre esiste la Conferenza dei Sindaci, che è il luogo istituzionale per il confronto con il territorio, e si svolgono regolarmente le Assemblee distrettuali. Entro fine anno dovremo andare a definire un piano di programmazione territoriale, in collaborazione con i Comuni. Andremo a declinare i contenuti in ogni realtà distrettuale, in sinergia con le amministrazioni comunali, che hanno in carico le persone e che hanno un ruolo di interfaccia importante con i cittadini. Pensiamo che questo piano sarà una ulteriore occasione per rafforzare una sinergia a cui teniamo molto. Con le Associazioni lavoriamo molto bene. I volontari sono quotidianamente presenti all’interno delle nostre strutture e le Associazioni vengono coinvolte nelle progettualità realizzate dall’Azienda. La nostra idea è quella di rafforzare ancora di più il legame con il territorio, anche attraverso le Associazioni, che sono vicine ai cittadini e svolgono un ruolo fondamentale dal punto di vista sociale”.
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