Una comunità silenziosa, raccolta in un abbraccio che va oltre il sagrato della parrocchia di San Giorgio, Limbiate si è fermata per l’ultimo addio a don Massimo Donghi, il parroco scomparso domenica scorsa a soli 55 anni.
Presente anche una folta delegazione da Cassina de’ Pecchi, dove don Massimo ha svolto il suo ministero nei dieci anni precedenti il suo arrivo a Limbiate nel settembre del 2024.
Una cerimonia intensa, segnata dalla commozione dei fedeli e dalla presenza dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, che ha voluto presiedere personalmente il rito funebre.
Don Massimo non era solo un sacerdote; era, per molti, un punto di riferimento capace di coniugare una profonda spiritualità a una grande umanità. La chiesa gremita ha testimoniato quanto il suo operato abbia lasciato il segno nel tessuto sociale e religioso della città.
L’omelia dell’arcivescovo Mario Delpini ai funerali di don Massimo Donghi
Durante la celebrazione, mons. Delpini ha tracciato un profilo spirituale nitido di don Massimo, sottolineando la sua capacità di rispondere alla chiamata di Dio con una dedizione totale, anche nei momenti più difficili della malattia.
«Cosa fanno gli uomini di Dio quando Gesù dice: “Andate a preparare l’ultima Pasqua”?» ha esordito l’Arcivescovo. «Quando gli chiede di essere corpo e sangue, di vivere con il suo stile, di essere testimoni? Si fanno avanti e dicono: Eccomi! Che cosa si può dire di don Massimo? È stato un uomo di Dio”
Delpini ha poi ricordato i tratti distintivi del ministero di don Massimo: la sua disponibilità sorridente, la cura costante per la fraternità tra i preti e quella testimonianza di fede che non è venuta meno neppure nei giorni del dolore.
Uno dei passaggi più toccanti dell’omelia è stato il riferimento al recente viaggio di don Massimo al santuario francese di Lourdes, affrontato nonostante le precarie condizioni di salute. Un gesto che l’Arcivescovo ha interpretato come l’atto finale di un uomo pienamente affidato alla volontà divina.
“Ha insistito per andare a Lourdes con i suoi fratelli. Non per chiedere di guarire, ma per essere aiutato dalla Madonna a dire ancora una volta: Eccomi”.


