Novate, storie di riuso sociale dei beni confiscati alle mafie raccontate dai protagonisti.
La Commissione antimafia comunale, per onorare la giornata della memoria e per l’impegno in ricordo delle vittime di mafia del 21 marzo, il 29 ha organizzato un dibattito pubblico sul tema delle esperienze e delle storie di riuso sociale dei beni confiscati alle mafie, con importanti ospiti.
Obiettivo del dibattito svoltosi in sala teatro Testori era infatti “dare il giusto peso alle realtà che si occupano degli edifici confiscati, tornati a essere di tutti, garantendo un servizio utile a tutta la comunità”, come ha ricordato il presidente della Commissione Stefano Figus, che ha anche sottolineato l’importanza della cittadinanza nel portare proposte anche dal basso perché “il recupero del bene confiscato rappresenta un contrappasso rispetto alla condotta criminale per cui è stato usato. Il principio che ci ispira oggi è quello della partecipazione dal basso, affinché non sia una questione di mera amministrazione ma vi sia la compartecipazione dei cittadini”.
Novate, storie di riuso sociale dei beni confiscati alle mafie. I protagonisti
In rappresentanza degli enti pubblici che si occupano di questo tema hanno partecipato Roberto Bellasio e Simona Ronchi, dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; Fabio Bottero, di Avviso Pubblico, associazione di enti locali impegnati nella promozione della cultura della legalità; Paola Pollini, presidente della Commissione speciale antimafia regionale. Spazio è stato anche dato ai gestori finali dei beni nei nostri territori, grazie alla presenza della Tenda, rappresentata dal presidente della Consulta Impegno Civile Luciano Lombardi; l’Associazione Peppini Impastato e Adriana Castelli di Milano, nella figura della presidente Silvia Gissi; Elena Simeti della Libera Masseria di Cisliano; Cristina Seveso della Bottega del Grillo di Garbagnate.
L’occasione ha dato modo ai presenti di inquadrare meglio l’iter che subisce un bene confiscato alle mafie prima di essere dato in gestione a enti pubblici o associazioni del terzo settore, interagendo direttamente con i protagonisti di questo processo lungo e difficoltoso. Ne sa qualcosa Gissi, da tempo in attesa di poter entrare e rendere sociale e vitale il bene loro affidato, così come Simeti, che ha raccontato il modo rocambolesco in cui hanno riconquistato la Masseria, ora Libera, e delle difficoltà burocratiche per poterla rinnovare.
Domenico Tosi
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