Il pubblico ministero del Tribunale di Monza ha chiesto una condanna a 14 anni di reclusione per Stella Ovidia Boggio, originaria di Limbiate, per l’uccisione del compagno Marco Magagna, di Arese.
La donna imputata di omicidio volontario aggravato dal legame affettivo con la vittima, reato che in astratto comporterebbe l’ergastolo. La richiesta di una pena inferiore nasce però dal riconoscimento delle attenuanti generiche, ritenute prevalenti sull’aggravante.
Secondo l’accusa, la relazione tra Stella Boggio e Marco Magagna era diventata un rapporto tossico, caratterizzato da litigi frequenti, gelosia e violenze reciproche, con episodi di maltrattamenti subiti anche dall’imputata. Questo contesto, emerso nel corso del processo attraverso le testimonianze, non elimina la responsabilità penale della donna, ma incide sulla valutazione della pena.
Processo Stella Boggio, chiesti 14 anni per l’uccisione del compagno Marco Magagna
Il pm ha ricostruito l’omicidio del 6 gennaio 2025 a Bovisio Masciago, come un fatto commesso con dolo eventuale: nel momento in cui Boggio ha impugnato un coltello da cucina con una lama di 18 centimetri e ha colpito il compagno al cuore con un unico fendente, avrebbe accettato consapevolmente il rischio di ucciderlo. Tuttavia, la sua storia personale, la situazione relazionale degenerata e l’assenza di una premeditazione vera e propria hanno portato l’accusa a escludere la richiesta dell’ergastolo.
Da qui la condanna sollecitata a 14 anni di carcere, ritenuta proporzionata a un omicidio grave ma inserito in un contesto di conflittualità e violenza domestica reciproca, che il pm considera un elemento attenuante sul piano sanzionatorio, pur senza giustificare l’uccisione.
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