
La Corte d’Assise di Taranto ha condannato per disastro ambientale gli ex proprietari dell’ex Ilva: sono Fabio e Nicola Riva, che avviarono il loro impero con lo stabilimento di Caronno Pertusella, condannati rispettivamente a 22 e 20 anni di carcere nell’ambito del processo “Ambiente svenduto”, in riferimento al sito della nota acciaieria pugliese. L’accusa è di concorso in associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Condannato anche l’ex governatore della Puglia Nicola Vendola. Per lui 3 anni e mezzo, con l’accusa di concussione aggravata in concorso, in quanto avrebbe fatto pressioni sui vertici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale affinché non fossero troppo severi i controlli sulle emissioni inquinanti.
C’è un’altra condanna a tre anni per l’ex-presidente della Provincia Gianni Florido: per lui l’accusa è di tentata concussione e concussione consumata in concorso con l’ex assessore all’ambiente Michele Conserva, condannato a tre anni, e con l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, condannato a 21 anni e mezzo di reclusione.
La famiglia Riva fino a pochi anni fa possedeva uno dei più grossi gruppi industriali nel campo dell’acciaio. Un piccolo impero nato nel 1957 a Caronno Pertusella e cresciuto fino a diventare il primo d’Europa, un gruppo che aveva fatto acquisizioni perfino in Germania e che nel 1995 acquisì l’Ilva di Taranto. Nel 2012 la magistratura sequestrò ai Riva l’Ilva, Emilio e i figli Nicola e Fabio vennero arrestati con l’accusa di danno ambientale e inquinamento e dovettero pagare più di un miliardo di euro per risanamenti ambientali, oltre al miliardo che avevano già speso.
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