
Un semplice ‘bip’ a volte può fare la differenza. Lo sanno bene Laura Tosetto e Alessandro Buratti, atleti di scherma non vedenti tra i primi in Italia ad utilizzare in allenamento il batfencer (dall’inglese bat – pipistrello), un casco sensoriale in grado di orientarli sulla pedana. L’idea nasce dal loro allenatore Giancarlo Toran ed è stata sviluppata negli ultimi mesi dall’ingegnere programmatore saronnese Andrea Basilico. «Il batfencer indica agli atleti non vedenti la distanza dall’avversario. – spiega Basilico – È un casco dotato di sensori simili a quelli usate dalle automobili per il parcheggio. In cuffia vengono sentiti tanti più bip quanto è più vicino l’avversario».
Per gli atleti non vedenti la difficoltà maggiore è non tanto sull’uso della spada quanto la percezione della distanza reale. «All’inizio con i primi prototipi facevo molta fatica a capire come funzionava – racconta Alessandro, campione italiano di categoria – dovevo sempre stare attento sui bip e non riuscivo a capire bene dove stavo tirando. Adesso invece il dispositivo è migliorato molto anche su questo aspetto».
E i risultati, con il casco sensoriale ma anche con impegno e costanza quotidiani, un po’ per volta, arrivano. «È come avere la possibilità di dotare gli atleti non vedenti di un “senso in più” – commenta il maestro Toran – siamo entusiasti e ci siamo dati da fare per cercare di realizzare questa idea. Adesso siamo già abbastanza avanti: il prototipo che i ragazzi stanno utilizzando verrà presto sostituito da una versione ancora più performante. Speriamo con quello di chiudere la fase sperimentale». Il casco sensoriale ad infrarossi che sviluppa l’udito in pedana ha un obiettivo: consentire anche agli schermidori ciechi di gareggiare insieme agli atleti normo vedenti. Ci credono Alessandro e Laura che si allenano senza sosta all’interno dell'”Accademia di Scherma Felli” di Busto Arsizio.
Claudio Agrelli
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