di Stefano Di Maria
L’attesissimo sequel di THE HANDMAID’S TALE è arrivato: si chiama THE TESTAMENTS ed è in streaming su Disney +, che si è garantito l’eredità di una delle serie più dibattute dell’ultimo decennio, consacrando a regina della serialità Elizabeth Moss. THE TESTAMENTS vede protagonista Agnes, la figlia di June Osborne, cresciuta nel regime di Gilead lontana dalla madre che guida la resistenza fuori dagli ex Stati Uniti d’America.
THE TESTAMENTS – La trama
In una Gilead che continua a irrigidirsi dietro il suo ordine teocratico, Agnes cresce convinta che il suo destino sia già scritto: diventare una Moglie obbediente, formata nella scuola d’élite dove le ragazze vengono addestrate a non pensare, a non leggere, a non desiderare. Dall’altra parte del confine, Daisy vive in Canada una normalità fragile, finché una rivelazione inattesa la costringe a guardare la propria vita con occhi nuovi e a scoprire un legame segreto con June, la donna che Gilead ha cercato di cancellare. Le loro traiettorie si avvicinano mentre la Resistenza intensifica le operazioni e la rete clandestina di Mayday tenta di incrinare il potere dall’interno. A muovere le ombre c’è Zia Lydia, figura ambigua e temuta, che dietro la maschera dell’autorità raccoglie informazioni e prepara il terreno per un crollo che nessuno immagina. Quando Agnes e Daisy si ritrovano al centro di questo intreccio, il futuro del regime comincia a vacillare.
THE TESTAMENTS – La recensione
Chi si appresta a guardare la serie immaginando che la figlia di June sia segnata dallo stesso destino della madre, fare l’ancella per dare un figlio a coppie non fertili, rimarrà stupito dal cambiamento di prospettiva: qui non ci sono più le ancelle ma ragazze della élite cresciute col solo obiettivo di sposare un comandante per vivere le loro vite da mogli devote, che si occupano della casa ma non possono né lavorare né istruirsi. Agnes, la figlia di June, interpretata da una magnifica Chase Infiniti, è proprio una di queste ragazze, persuase che la normalità sia essere sottomesse: perché sono nate e crescite nel regime e non conoscono la differenza tra sottomissione e libertà. Chi conosce bene la differenza, invece, è Daisy, interpretata da un’altrettanto brava Lucy Halliday, adolescente ma coraggiosa al punto da rischiare la vita pur di minare il regime dall’interno. La scrittura è molto efficace nel contrapporre le due ragazze, per le finalità che muovono le loro azioni, ma legandole da una salda amicizia allo stesso tempo.

THE TESTAMENTS ha la stessa bellezza estetica di THE HANDMAID’S TALE, se non di più. La messa in scena è curatissima, con un uso dei colori simbolico quasi in ogni sequenza. Il ritmo, nei primi episodi, è compassato: accompagnati dalle over voice delle protagoniste, sono introduttivi, prendendosi tutto il tempo per mostrare la vita a Gilead. Poi, da metà stagione, la trama si fa più serrata, non disdegnando toni da thriller e da horror. Alcuni eventi sono un pugno nello stomaco, ma proprio perché brutali mostrano cosa significhi vivere in un regime dove tutto è controllato e ognuno ha un suo specifico ruolo. Lo show, che non è auto conclusivo, cerca il proprio baricentro ritagliandosi un suo posto d’onore nelle serie coming of age distopiche. Limitandosi a mostrare la June di Elizabeth Moss solo in pochi episodi, proprio per non rubare la scena alle giovani protagoniste del sequel. Attendiamo la seconda stagione.
IL NOSTRO VOTO
8
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