Arriva una svolta decisiva e di profondo valore giudiziario nell’infinito dramma del delitto di Senago: ad Impagnatiello è stata riconosciuta la premeditazione per l’omicidio di Giulia Tramontano.
La Corte d’assise d’appello di Milano, chiamata a pronunciarsi nell’appello bis su indicazione della Corte di Cassazione, ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione a carico di Alessandro Impagnatiello per l’omicidio dell’ex compagna Giulia Tramontano, uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 nell’appartamento di Senago mentre era al settimo mese di gravidanza.
L’ex barman trentatreenne, già condannato alla pena dell’ergastolo e attualmente recluso nel carcere di Pavia, vedrà così aggiungersi alla propria condanna anche la misura dell’isolamento diurno per tre mesi.
Giulia Tramontano, riconosciuta la premeditazione dell’omicidio per Impagnatiello
Alla lettura della sentenza, l’aula di Giustizia si è sciolta in un applauso liberatorio, seguito da lunghi e commossi abbracci tra la madre, la sorella e il fratello di Giulia e il loro legale, l’avvocato Nicodemo Gentile. Le motivazioni formali del verdetto saranno depositate entro 45 giorni.
L’accusa: «Un castello di bugie e una volontà omicida partita da lontano»
In aula era presente anche l’imputato, seduto in prima fila a pochissima distanza dai parenti della vittima. La sostanza dell’impianto accusatorio è stata riassunta con fermezza dalla sostituta procuratrice generale di Milano, Maria Pia Gualtieri, che ha descritto l’imputato come un «individuo orribile e aduso alla menzogna», capace di pianificare lucidamente l’eliminazione della compagna non appena scoperto il suo doppio gioco sentimentale.
«La cifra dell’imputato è la menzogna, nella vita e nel processo», ha rimarcato la pg. «Non c’è stata solo premeditazione il giorno del delitto, ma una perseveranza nel tempo».
L’accusa ha ricordato le tracce di veleno per topi somministrate a Giulia fin dal mese di dicembre precedente e le ricerche online effettuate dall’imputato poche ore prima di sferrare l’attacco mortale — tra cui la frase “ceramica bruciata vasca da bagno”, chiaro indizio della volontà di uccidere la donna e poi distruggerne il cadavere.
La parte civile e lo sdegno della famiglia: «Il nostro ergastolo lo scontiamo ogni giorno»
Punto centrale della discussione è stato il profilo giuridico e morale della condotta di Impagnatiello. L’avvocato di parte civile Nicodemo Gentile ha richiamato la gravità del femminicidio evidenziando come l’imputato abbia avuto «almeno due ore per cambiare idea», scegliendo invece di condurre a termine il piano con spietata freddezza.
Particolarmente toccante è stata la testimonianza spontanea di Chiara Tramontano, sorella di Giulia, che ha espresso tutto il dolore e il peso umano dell’udienza:
«Trovo beffardo e assolutamente spregevole dover entrare in un’aula di tribunale e trovarmi di spalle l’uomo che ha ucciso mia sorella e mio nipote Thiago. Io il mio ergastolo lo sconto tutti i giorni della mia vita, e nessuno mi concede alcuna libertà».
Con la sentenza odierna si chiude un capitolo fondamentale per la comunità di Senago e per la famiglia Tramontano, che da oltre due anni attende una giustizia piena e senza sconti per la memoria di Giulia e del piccolo Thiago.
Redazione Online



