Da termine di culto nella Milano della musica dance e del pop anni ’80 a parola d’ordine della politica sulla sicurezza, fino a trasformarsi in un rompicapo definitorio per il legislatore. Il vocabolo “maranza” è tornato al centro del dibattito pubblico, mostrando però quanto il confine tra gergo giovanile ed efficacia giuridica possa rivelarsi scivoloso.
Dai Paninari a TikTok: la storia e l’origine di maranza con Jovanotti
Sebbene la parola sia oggi onnipresente nei feed di TikTok e Instagram tra i giovanissimi, le sue radici affondano nella cultura pop italiana della fine degli anni ’80. Tra le prime attestazioni ufficiali figura infatti un brano firmato da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.
Era il 1988 quando scrisse “Il capo della banda”, traccia poi pubblicata nel celebre album “La mia moto” del 1989:
«Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente
Di matti di maranza e di malati di mente
Fissati con le moto e coi vestiti americani
Facciamo tutto ora o al massimo domani.»
All’epoca, il “maranza” indicava per lo più il giovane “tamarro” o coatto di periferia, spavaldo, legato alla musica da discoteca e a uno stile appariscente.
Nel corso del tempo, e in particolare tra il 2019 e il 2021, il termine ha vissuto uno scivolamento semantico, riaffermandosi con decisione nell’estate del 2022 attraverso la mediazione dei social media e le cronache sui raduni giovanili. Oggi descrive uno stereotipo ben preciso — tute di marca, borsello a tracolla, musica drill e attitudine da strada — assumendo una connotazione tendenzialmente più peggiorativa.
L’imbarazzo della Lega in conferenza stampa: cos’è un “maranza” ?
Se nel linguaggio comune il significato appare chiaro, la traduzione del termine in ambito normativo ha creato più di un momento di stallo e di imbarazzo.
Durante la conferenza stampa tenutasi ieri nella sede della Lega in via Bellerio a Milano, il Carroccio ha illustrato i dettagli di un’iniziativa legislativa sulla concessione e sulla revoca della cittadinanza, subito ribattezzata ufficiosamente come legge “anti-maranza”. Sollecitati dalle domande dei cronisti su quale fosse l’esatta definizione di un “maranza”, si è creato un certo imbarazzo.
Il segretario politico della Lega e vicepremier Matteo Salvini ha preferito passare la palla al deputato ed “estensore” della proposta, Igor Iezzi. L’esponente leghista ha tentato inizialmente di spiegare il termine parlando di un’accezione socioculturale, citando l’ipotesi dell’origine linguistica dalla crasi tra le parole “marocchino” e “zanza”. Di fronte al candido “non ne ho idea” pronunciato a mezza voce dallo stesso leader Salvini, Iezzi ha poi cercato di sintetizzare la posizione del partito:
“Tra gli italiani di seconda generazione molti sono maranza, cioè coloro che compiono dei reati”
Un corto circuito comunicativo che ha riacceso il dibattito: se da un lato la politica cerca di intercettare i fenomeni di microcriminalità e disagio giovanile usando parole di forte impatto mediatico, dall’altro emerge la difficoltà di codificare gli slang di strada in fattispecie di diritto.



