Se lo sentiva, Alessandro Colombo: ricoverato all’ospedale Sacco per Covid, scriveva via WhatsApp agli amici “Ce la farò. Uscirò con le mie gambe”. E la sua forza di volontà è stata così forte, superando anche la fase più critica, che ce l’ha fatta davvero: questa settimana, dopo sedici giorni di ricovero, è tornato a casa dalla sua famiglia. Il consigliere comunale della lista Per Uboldo sorride mentre descrive quel periodo: è stremato, deve fare un mese di riposo per recuperare le forze, ma il solo stare con la moglie e il figlio lo riempie di gioia. Sì, perché oltre due settimane in completa solitudine sono una difficile prova per chiunque e adesso anche solo apprezzare la normalità significa tutto.
Il calvario di Colombo è cominciato quando, dopo giorni di tosse persistente e il tampone positivo, ha subito un notevole abbassamento del livello di saturazione del sangue ed è stato trasportato in ambulanza al Sacco. “Per tre giorni sono rimasto in pronto soccorso con la maschera dell’ossigeno – racconta – Poi mi hanno trasferito in pneumologia: qui mi hanno subito infilato il casco per la respirazione”. Una fase drammatica della malattia, per superare la quale – senza il conforto della vicinanza dei familiari – ci vuole una grande forza di volontà. “Me lo toglievano solo per mangiare, poi dovevo tenerlo giorno e notte – prosegue il racconto – Dormire era impossibile: era come avere la testa dentro una lavatrice in azione. Per fortuna avevo il cellulare, ma non c’era verso di parlare con mia moglie e mio figlio: potevamo fare videochiamate, ma solo comunicando a gesti e scrivendoci messaggi su carta, nell’impossibilità di sentirci”. Il tempo non passava mai, tanto più per colpa di quell’orologio sulla parete che, beffardo, sembrava prendersi gioco della situazione. Fino a quando gli è stato tolto il casco per somministrargli l’ossigeno dal naso e, da allora, è stato tutto un miglioramento. “Una terapia durissima, ma che è servita a salvarmi la vita”, dice Colombo, che ha anche incontrato l’ormai famoso primario del reparto di Malattie infettive Massimo Galli: “Mi ha visitato e mi ha detto che potevo tornare a casa. Non mi sembrava vero”.
Inevitabile chiedergli che cosa gli abbia lasciato questa esperienza: “La cosa peggiore è la solitudine. Se vieni ricoverato per Covid, ti ritrovi completamente solo, senza nessuno. Una prova psicologica fortissima, che richiede una grande forza d’animo e di reazione. Confesso di avere imparato a piangere per sfogarmi: quando ti trovi in quella situazione è naturale aggrapparsi alla vita con tutto te stesso”. Infine un messaggio dettato dall’esperienza: “Questo virus non colpisce solo gli anziani. Bisogna stare attenti, rispettare le regole: quello che ho vissuto io non è da augurare a nessuno”.
Alessandro Colombo tiene a ringraziare la comunità uboldese: “Sono stati tanti coloro che mi hanno scritto chiedendomi come stavo, anche il parroco don Armando e il sindaco Clerici. Tutti, a modo loro, mi hanno fatto sentire meno solo”.
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