La splendida chiesa dell’ex ospedale di Garbagnate è sempre più devastata, un’offesa alla civiltà, non c’è davvero limite alla vergogna.
Lo abbiamo scritto già un paio di anni fa e poi ripreso anche nel periodo della pandemia: la bellissima chiesa dell’ex ospedale di Garbagnate, dedicata a San Carlo Boroneo, stava andando in rovina.
Tutto era cominciato con una prima incursione di vandali che avevano perfino acceso un falò usando il legno di alcune panche, poi, dato che nessuno era intervenuto a metterla in sicurezza o per lo meno a svuotarla degli arredi, la profanazione di quell’area dedicata al culto è proseguita in modo sistematico e ormai possiamo dire che quel capolavoro tutelato in modo così inutile dalle Belle Arti è ora del tutto in rovina.
Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto delle fotografie che mostrano la situazione attuale della chiesa: le panchine rotte si sono moltiplicate, le macerie si sono moltiplicate, le scritte sui muri si sono moltiplicate, le vetrate spaccate si sono moltiplicate.
Insomma, tutto il degrado che si era cominciato a vedere prima e che avrebbe potuto essere fermato in tempo è stato lasciato andare in modo a dir poco vergognoso e oggi quella che era una bellissima chiesa è diventata un’offesa non solo al senso religioso ma anche al senso di civiltà del più ateo degli atei.
Sedute spiritiche, incendio, devastazione, furti nella chiesa dell’ex ospedale di Garbagnate
E a cadere vittima di questo insensato abbandono è stato anche l’organo che era custodito nella chiesa; qualche parte probabilmente è stata portata via per preservarla, ma le canne sono state rubate così come tutti i cavi elettrici e la struttura in legno è rimasta anch’essa vittima di vandali e graffitari.
Un abbandono sconcertante a cui, girando nell’area attorno alla chiesa, si aggiunge l’inquietante presenza di una statua che sembra raffigurare una figura rinascimentale: da dove arriva?
E che cosa ci fa lì gettata a terra tra le foglie? Vista la situazione, viene da chiedersi a che cosa serva tutelare certi beni da parte della Soprintendenza, se poi la tutela si trasforma nella loro condanna a morte: troppo costoso ristrutturarli e riqualificarli mantenendone le caratteristiche originarie, per cui… vengono lasciati all’abbandono.
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