di Stefano Di Maria
Su Netflix è già arrivata l’estate con la coloratissima, spumeggiante e nostalgica SUMMERTIME, prodotta da Cattleya Una terza stagione, disponibile dal 4 maggio, che chiude il cerchio della serie tratta dal libro “Tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia. Una produzione italiana di qualità (rarissima nel catalogo Netflix), a nostro giudizio rivolta non solo alla fascia teen ma anche a quella degli adulti: potranno riconoscersi nelle dinamiche fra genitori e figli o, più semplicemente, ricordare – con un inevitabile velo di malinconia – le estati ballerine e giocose sulla spiaggia, quando si era ragazzi e una vita davanti.

SUMMERTIME 3 – LA TRAMA
Un’altra estate è finalmente arrivata sulla Riviera Romagnola: Summer sembra pronta a vivere la stagione estiva con la spensieratezza che non ha mai avuto, Dario riceve una proposta che non può lasciarsi scappare, Sofia ritorna con la paura di essere ormai un’estranea per i suoi amici e Ale è in preda a profondi sensi di colpa.
In questi nuovi episodi (otto in tutto), Summer, Ale, Dario, Sofia, Edo e Blue faranno un ulteriore passo in avanti verso la scoperta di se stessi, dei propri sogni e aspirazioni. La loro amicizia e l’arrivo di nuove persone all’interno del gruppo li porteranno a capire qualcosa di importante di sé e del proprio futuro. E in questo loro percorso di crescita, oltre a un più̀ ampio vocabolario emotivo, apprenderanno che – a volte – volere davvero bene a qualcuno può anche significare dover rinunciare a qualcosa di sé.

SUMMERTIME 3 – LA RECENSIONE
La terza stagione chiude il cerchio delle vicende dei protagonisti, adesso proiettati verso il futuro: a interessarli tutti non è più la spensieratezza del presente ma porre le basi per la vita adulta. Ognuno di loro è infatti maturato: pur commettendo errori e facendo passi indietro, si rialzano e vanno avanti, cercando di trovare ciascuno la sua strada lavorativa ed emotiva. E’ questo l’obiettivo degli autori, che nelle prime due stagioni avevano dato spazio più alla leggerezza e al carpe diem tipico dei ventenni nel luogo per eccellenza del divertimento: le spiagge della riviera romagnola. Una consapevolezza di sé che contribuiranno ad accelerare i nuovi personaggi, determinanti per le vite di alcuni protagonisti. Ma non per Summer, che rispetto ai suoi amici sembra sempre ferma, senza mai una vera evoluzione.

La fotografia di SUMMERTIME si conferma da applausi: ancora una volta è stato fatto un lavoro eccellente nel restituire un ritratto estivo di Cesenatico come mai si era visto neppure al cinema: i colori sono vividi, sgargianti, facendo tuffare lo spettatore nel clima tipico della riviera dell’Adriatico. Altrettanto da urlo le colonne sonore, che come nelle precedenti stagioni recuperano i successi del passato (“Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli, “Pedro” di Raffaella Carrà e “Luglio” di Riccardo Del Turco) e al contempo sono di tendenza (a proposito, spicca l’inedito “Scossa”, scritto apposta per la serie da Sangiovanni, presente in un cameo), con brani di Blanco, Madame, Achille Lauro, Franco126, Psicologi, Tananai, Bartolini e Ariete.
Un fatto è certo: se c’è una serie che ci ha fatto dimenticare la pandemia per qualche ora, in questi anni, è SUMMERTIME. Anche per questo ne sentiremo molto la mancanza.
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