di Stefano Di Maria
Che cosa è successo a MARE FUORI? Com’è possibile che si sia snaturato? Era davvero necessario andare avanti? Sono le domande che ci poniamo dopo avere visto i primi sei episodi della sesta stagione disponibili su Raiplay, coproduzione Rai Fiction – Picomedia per la regia di Beniamino Catena e Francesca Amitrano. Non è una recensione facile quella che ci apprestiamo a scrivere: sia per rispetto nei confronti del cast e della produzione, che ce l’hanno davvero messa tutta, sia perché il pensiero corre alle prime stagioni, quelle degli indimenticabili Filippo, Naditza, Ciro, Carmine e Viola. Fare paragoni non è mai bello, ma è inevitabile quando una serie non mette un punto alla sua storia e si ostina a proseguire cercando una strada che fatica a trovare.
Qui sotto il promo di Raiplay
MARE FUORI 6 – Un melodramma che ha perso realismo
Partiamo dalle new entry del cast, che convincono fino a un certo punto: a tratti sono teatrali, prive di quel realismo che solo gli attori storici della serie, sia giovani che adulti, mettono in scena. Fra questi Carmine Recano, sempre credibile e coinvolgente nei panni del comandante, e Lucrezia Guidone, la direttrice dell’Ipm, che in questa prima parte di stagione incarna una donna devastata dalla scomparsa della figlia, così disperata da non contenere impulsi violenti. Non aiuta la patina del melodramma che accompagna ogni episodio, con colonne sonore ridondanti e di grande impatto emotivo.

MARE FUORI 6 – Tutte le discrepanze della serie
MARE FUORI 6 emoziona? La risposta è sì, ma bisogna prendere atto dei suoi limiti, che non possono passare inosservati allo spettatore più smaliziato, il quale non cerca solo intrattenimento e non è ben disposto alla sospensione dell’incredulità. Ci sono detenuti che devono per forza avere ormai raggiunto la maggiore età: com’è possibile che siano ancora in un istituto penale minorile? Non è credibile quanto il fatto che dei ragazzini di 17 anni siano in grado di tenere in mano le redini dei clan della camorra, dividendosi le piazze dello spaccio a Napoli come se i camorristi adulti non esistessero. Discutibile anche la facilità con cui scappano o entrano ed escono dal carcere con permessi premio immotivati. E’ comprensibile che sia funzionale alla trama, ma non tutti sono disposti a passarci sopra e il rischio è di perdere sempre più spettatori.
MARE FUORI 6 – La virata malavitosa non convince
Se c’è un tema di grande di attualità affrontato dalla serie, è l’estrema violenza delle gang giovanili. I due detenuti milanesi, in fuga con la figlia della direttrice, sono inquietanti: hanno un’assoluta mancanza di empatia e propensione al male esattamente come i ragazzi che sempre più spesso finiscono nelle cronache per azioni efferate nei confronti di coetanei.

Per il resto prosegue la virata malavitosa della serie, che sembra avere smarrito la sua strada: non si capisce dove voglia andare a parare esattamente, se stia solo allungando il brodo. A tenere la barra dritta è l’evoluzione positiva dei personaggi storici, Rosa Ricci compresa, che sembrano allontanarsi sempre più dal male in cerca di quella redenzione e di quel riscatto possibili. Ma è un tema già affrontato nelle altre stagioni, per cui la domanda resta: c’era bisogno di allungare MARE FUORI per sfruttarne la popolarità?
IL NOSTRO VOTO
6,5
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